Riportiamo l’importante articolo scritto dalla giornalista Elisabetta Ambrosi per il Fatto Quotidiano a proposito della difficile condizione dei bambini transgender e delle loro famiglie in Italia.

Parlano di “bieco giornalismo scandalistico” che “ha spettacolarizzato la vita di bambini, bambini e preadolescenti“, con “dichiarazioni false, infamanti e dati scorretti al solo fine di creare un insistente panico morale contro la realtà della varianza di genere in età evolutiva”.

Sono le pesanti critiche rivolte a un recente articolo di Panorama a firma di Terry Marocco sui bambini trans. Ovvero i bambini con varianza di genere, che cioè non si riconoscono nel genere assegnatogli dall’anagrafe.
I loro genitori, riuniti in varie associazioni, tra cui l’Agedo, ente con vari sedi sul territorio che raccoglie genitori, parenti e amici di uomini e donne omosessuali, bisessuali e transgender, moltissime associazioni Lgbt. Queste, unite a diverse realtà scientifiche tra cui l’Onig (Osservatorio sull’identità di genere), il Saifip (Servizi di adeguamento tra identità fisica e identità psichica di Roma) hanno scritto una lettera aperta di protesta al direttore Maurizio Belpietro. In questa accusano il settimanale di aver riportato dati falsi e notizie errate, mettendo “a rischio la vita psicofisica e sociale di tante bambini, bambine e preadolescenti”.

La lettera è pubblicata anche sul blog personale di Camilla Vivian, Mio figlio in rosa, punto di riferimento per molte famiglie con bambini transgender.
Ad essere sotto accusa, oltre l’articolo, è in particolare la copertina del settimanale. In questa appunto si presenta l’immagine “ipersessualizzata di un bambino con labbra e occhi truccati con lo sguardo estraniato”. Questa rende il messaggio “ancora più morboso e voyeuristico“. Ma come ricordano i genitori e i firmatari della lettera, tra cui molti esperti, “i nostri figli non sono fenomeni da baraccone. La loro condizione di varianza di genere è tutelata dalla Commissione dei Diritti Umani dell’Onu, dall’Oms, dalla Commissione Europea”. Tanto indignati sono stati questi genitori che hanno creato un’apposita pagina web per analizzare uno per uno gli errori fatti del settimanale.

L’amarezza è tanta perché, normalmente, di questi bambini – che sono bambini normalissimi, solo che non si riconoscono nel loro genere e soffrono enormemente nell’essere etichettati come maschio o femmina quando tendono verso l’opposto oppure verso nessuno dei due generi in particolare – non si parla mai. E peggio ancora quando lo si fa, sulla scia del tremendo mainstream ideologico dell’attacco alla cosiddetta “teoria del gender”, ciò avviene in maniera distorta e finalizzata a ridicolizzare una condizione che genera grande dolore in chi la vive.
Dolore che potrebbe cessare non solo con l’aiuto di famiglie accoglienti ma, come non si stancano di ripetere i genitori, una società che li accolga come sono e li riconosca come tali.

E questo dovrebbe significare, come spiega Elisabetta Ferrari, mamma bolognese e presidente di Agedo Bologna:, “che tutti coloro che sono a contatto con il mondo dell’infanzia dovrebbero essere formati e preparati a trattare questi bambini. Dalle insegnanti di scuola ai pediatri. Noi chiediamo che venga fatta sia formazione che informazione. Questo per far si che sia permessa ai bambini una ‘transizione sociale’. Ovvero la possibilità di mettere vestiti adeguati. Essere chiamati con il nome in cui ci si riconosce e con pronomi adeguati e corretti.”

noltre bisognerebbe cominciare a spiegare che l’orientamento sessuale non c’entra niente con l’identità di genere. Che invece appunto riguarda la percezione che ciascuno ha di se stesso. E cominciare a diffondere l’idea che i bambini con varianza di genere nascono così e non vanno ‘curati’.  La varianza di genere non è una patologia. E’ un modo diverso di essere. E, tra l’altro, non è vero che sia in atto una sorta di “contagio sociale”. Anche perché la varianza di genere non è certo una moda che si trasmette“.

Per fortuna comincia ad affacciarsi la consapevolezza della complessità di questa condizione. Tanto che in Italia ci sono i primi centri, come l’Onig e il Saifp appunto o il Regina Margherita di Torino e Careggi a Firenze, che prendono in carico questi bambini. Purtroppo sono troppo pochi, ne servirebbe uno a regione.

Bambini trans, così l’informazione e l’Italia calpestano i loro diritti“In Italia”, spiega ancora Elisabetta Ferrari, “c’è ancora molta vergogna. E poi c’è molta confusione. Ad esempio oggi non si sa che per avere il cambio di identità su un documento non serve più l’operazione chirurgica di cambio di sesso, anche se la trafila burocratica è molto lunga e faticosa. Inoltre solo una piccola parte dei bambini con varianza di genere quando sono adulti ricorrono alla chirurgia (permessa solo se maggiorenni).”

Continua poi:“Poi c’è la questione dei farmaci. Ormoni che bloccano la pubertà e che presto saranno disponibili anche in Italia. Anche in questo caso voglio ricordare che non sono dannosi. Si usano già nelle pubertà precoci, servono unicamente per dare all’adolescente due o tre anni di tempo per avere maggior chiarezza sulla propria identità. Altrimenti lo sviluppo impetuoso dell’adolescenza potrebbe creare uno stato di sofferenza insopportabile. Non è un caso che sono tantissimi i ragazzini trans che si tolgono o cercano di togliersi la vita”.

Ma una società che finalmente accetti l’esistenza di altre possibilità oltre la divisione netta in due generi aiuterebbe non solo questi bambini ma anche tutti gli altri. Cioè anche quei maschi e quelle femmine che tali si sentono e che oggi non possono vestirsi di rosa, come dimostra un recente episodio avvenuto a Torino. Perché nei negozi di vestiti i colori sono rigidamente divisi, così come i giocattoli, come tutte le mamme di bambini non transgender sanno bene.

“Esistono persino gli ovetti Kinder per maschio e per femmina, siamo arrivati all’assurdo“, conclude Elisabetta. Che manifesta molta tristezza verso il fatto che non si parli mai del suo e degli altri bambini, una realtà davvero “fantasma”. E che quando lo si faccia ciò avvenga in maniera distorta, come il caso Panorama dimostra. Mentre in altri Paesi europei – Francia, Spagna, Olanda, Germania e altri ancora – questi bambini sono riconosciuti e protetti. E nessuno si sogna di stigmatizzarli, perché sono bambini esattamente come tutti gli altri.

Insomma i bambini trans sono bambini normali e per questo bisogna proteggerli e fargli vivere una vita proprio come loro la sognano!