Giorni di paura

Secondo quanto riportato dal giornale “Guardian”, negli ultimi giorni, a Baku, capitale dell’ Azerbaijan, regione del Caucaso del Sud, sono state arrestate circa un centinaio di persone tra gay e transessuali. La notizia è stata divulgata alla stampa dagli attivisti per i diritti della comunità lgbtqi e da Samed Rahimli, un avvocato che si sta occupando della difesa degli arrestati.
L’avvocato Rahimli ha detto che le persone coinvolte nell’operazione sono state condannate a venti giorni di carcere o a una multa: chi è tuttora in carcere è accusato di aver resistito a pubblici ufficiali e una di loro ha detto di avere anche subito percorsse in prigione.

Ma la notizia della maxi operazione di arresti, è stata giustificata da Eskhan Zakhidov, un portavoce del Ministero dell’Interno, come “un’azione verso persone che hanno attivamente dimostrato una mancanza di rispetto per le persone intorno a loro, infastidendo i cittadini con i loro comportamenti“. E ha concluso affermando che “tra gli arrestati, ci sono anche persone che le autorità sanitarie credono possano avere malattie infettive“. Incredibilmente, secondo le autorità locali, tutte le persone arrestate avevano a che fare con giri di droga e prostituzione e dunque si tratta solo di un caso che siano tutti appartenenti al mondo gay e trans.
Javid Nabiyev, presidente dell’Associazione “Nefes LGBT Azerbaijan Alliance”, contesta fermamente quanto riportato dal Ministero e ha dichiarato nel suo canale video di youtube che:”le persone sono spaventate, perchè la polizia qui ha un un concetto distorto dell’essere gay e sta arrestando persone senza una ragione precisa, chiedendo indirizzi e pretendendo soldi in cambio del rilascio”. Per poi proseguire affermando: “stiamo usando tutte le nostre risorse per informare la comunità lgbtqi di stare attenti, di non accettare appuntamenti da sconosciuti e di non mostrare a chi non si conosce bene i documenti che attestano la propria identità di genere o il proprio orientamento sessuale. Meglio rimanere nell’ombra per un po’“.
Questi fatti, attestano purtroppo come l’Azerbaijan si confermi come l’ultimo Paese del medio oriente per la qualità della vita delle persone omosessuali, pur non essendo l’omosessualità considerata – ancora – un reato.

Diamo queste informazioni con beneficio d’inventario, anche per la natura autoritaria dell’ Azerbaijan, dove i diritti umani non trovano il totale rispetto.

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