Scoperte

Tutti i dubbi che mi avevano asserragliata durante le settimane precedenti erano ormai dissolti. Dal primo incontro avevo capito che Luca era l’accompagnatore che mi avrebbe assicurato la visibilità a cui puntavo per quella serata di gala. Bello, gentile e dalla voce profonda di chi avrebbe potuto lavorare in radio.
Continuava a guidare verso la villa come se già conoscesse la strada, eppure mi aveva assicurato di non essere mai stato da quelle parti e di non aver partecipato a eventi simili in tutta la sua giovane vita. Il che mi metteva al riparo da eventuali incidenti di percorso quali, per esempio, il fatto che qualche invitata lo avesse già conosciuto, per così dire, in modo approfondito.

Mi sfiorò la mano prima di scendere dall’auto, strinsi la sua per alzarmi e mi avvicinai talmente al suo corpo da poterne sentire il profumo e il calore della sua pelle tirata sopra quei muscoli che in quel momento sapevo solo immaginare.
Il mio abito sexy lasciava completamente scoperte le spalle e copriva a stento il seno. Lui mi fissò in viso senza nemmeno dare il sospetto che avesse guardato in luoghi nascosti del mio corpo.

Per un attimo pensai dolorosamente che fosse più interessato al make up che a me. Come poi mi disse più tardi, lui era stato catturato non dai cosmetici, ma dai miei occhi dai quali non riusciva a staccarsi, cosa che mi dimostrò concretamente durante il resto della notte tranne in un’occasione, cioè quando dietro mia supplica decise di prendermi mentre ero con le mani poggiate sul letto per piegarmi e lasciargli spazio dentro di me.

La serata trascorse sotto gli sguardi invidiosi di tante mogli che avrebbero scambiato con piacere il mio boy con il loro marito. A un certo punto il tempo perse senso e accelerò in modo incontrollabile, così mi ritrovai ben presto di nuovo in macchina con Luca alla guida che mi portava a casa, o almeno così credevo. Mentre discutevamo della serata mi chiese se mi andava di continuare a casa sua. Ebbe il buon gusto di evitare di inventarsi una scusa. Andò dritto alla questione e io non aspettavo altro e dissi di sì. Rimasi in silenzio fino al momento in cui mi chiese se volessi bere ancora qualcosa e se avessi qualche gusto sessuale particolare. Sorvolai sull’alcool e gli dissi che l’unica cosa che desideravo era di andare oltre le solite posizioni che avevano costellato la mia non esaltante storia sessuale.

Sorrise, mi prese per mano e mi portò in quella che doveva essere una semplice camera da letto e che invece in un attimo divenne una vera e propria succursale di un sexy shop. Infatti, Luca aprì un’anta dell’armadio e con un gesto plateale mi mostrò decine di giocattoli erotici dalle forme più strane. Da piccoli falli a forma di cuneo fino a una confezione su cui campeggiava la scritta wireless, passando per un fallo di dimensioni tali da farmi pensare che non sarebbe stato possibile un utilizzo concreto di quell’oggetto.

Nel corso della serata avrei scoperto quanto mi sbagliassi.
Bastò spostare verso l’esterno le spalline del mio abito per farmi ritrovare praticamente nuda, con indosso solo un tanga che lui mi sfilò senza alcuna difficoltà.
Prese a baciare lentamente ogni angolo del mio corpo e mi parve di essere sul punto di scoppiare fino a quando lui si staccò per dirigersi verso la sua collezione di sex toys per tornare con uno strano vibratore. Nello spazio di pochi minuti raggiunsi l’orgasmo senza essere minimamente intenzionata a fermarmi.

Mi riportò a uno stato di eccitazione folle e iniziò a penetrarmi con una forza e una purezza che mi sconvolsero fin nel profondo. Stringeva i miei fianchi tirandomi a sé mentre col bacino affondava il colpo.
In questo modo arrivai di nuovo e lui ne approfittò per andare a prendere un plug anale, infilarmelo con estrema dolcezza e poi riprese ad entrare in me. Disse che era per farmi provare l’esperienza della doppia penetrazione, il che non fece che farmi scoppiare nella mente una serie di fantasie che dovevano essere state sempre lì, ma che non avevo mai avuto il coraggio di guardare in faccia.

Gli chiedevo di continuare, di farmi quello che voleva, che ero completamente sua. Luca non se lo fece ripetere e andò a prendere quel fallo XXL che mi aveva impressionata, ma che ora desideravo più di ogni altra cosa. Lo spalmò di lubrificante, mi fece allargare le gambe per bene e poi iniziò a entrare piano piano, un centimetro alla volta. Chiusi gli occhi e lo lasciai scavare nei miei desideri più profondi e nascosti. Sentivo il mio sesso farsi morbido a diventare enorme, il piacere diventava insopportabile e lui lo capiva e si fermava per poi riprendere a farmi salire sulla scala della goduria. Mi disse di guardare e vidi che metà di quel fallo era scomparso dentro di me, eppure mi pareva di essere penetrata da un oggetto di pochi centimetri, invece era qualcosa di spropositato.

Quando sfilò il sex toy pensavo fosse finita lì, allora lo implorai di prendermi da dietro, lo feci scendendo dal letto e piegandomi tenendomi con le mani sul letto. Fu l’unica occasione durante la quale non mi guardò negli occhi. Iniziò piano, poi sempre più forte fino a uscire per entrare nel mio secondo ingresso. Non l’avevo mai concesso a nessuno, ma non sentii alcun dolore perché troppa era l’eccitazione e la bravura di Luca che però era stato spiazzato dalla mia proposta diretta e aveva perso ogni freno.

Spinse sempre di più fino a quando affondò le sue unghie nelle mie natiche lasciandosi andare a un urlo animalesco che spaccò l’aria segnando la fine di una cavalcata strepitosa.
Si appoggiò esausto sulla mia schiena. Quello che ancora non sapeva era che non avevo alcuna intenzione di fermarmi, ero già pronta a nuove scoperte, volevo provare altri sex toys della sua fantastica collezione.


Cacciata di casa perché transgender: ‘servono case accoglienza’

A Roma, una ragazza è stata cacciata di casa dai genitori perché transgender. Purtroppo, l’episodio è solo l’ultimo di una lunga serie che riguarda giovani trans rifiutati dalla famiglia e costrette a vivere per strada, senza aiuti.
Fortunatamente, la ragazza ha trovato ospitalità da un’amica di Cristina Leo, portavoce di COLT Coordinamento Lazio Trans, ma è solo una sistemazione provvisoria, nei prossimi giorni infatti dovrà lasciare l’abitazione.

Nelle ultime ore un appello social è stato diffuso da Cristina Leo e centinaia di persone si sono mobilitate per trovarle una nuova sistemazione e qualcosa sembra essere saltato fuori, nel privato. Anche le istituzioni si erano interessate al caso ma purtroppo circuito pubblico c’è carenza di strutture adeguate. “Il problema è che i servizi di accoglienza del comune sono percorribili, ma ci si va poi a trovare in contesti che non sono assolutamente adatti a quelli auspicabili per una ragazza transessuale cacciata di casa” – spiega Cristina Leo – “La maggior parte delle volte le persone che usufruiscono di questi servizi hanno problemi molto gravi (come ad esempio la tossicodipendenza), mentre invece chi si trova in mezzo a una strada come Laura perché transgender, ha bisogno di un ambiente protetto”.

A Roma, in realtà, esiste la Casa Famiglia Refuge LGBT, ma i posti sono limitati e ovviamente non riesce a soddisfare tutte le domande fatte nella capitale. “Le persone cisgender non hanno difficoltà ad avere un aiuto nel caso vengano messe alla porta dai genitori e per loro è facile arrivare ad essere accolte anche in strutture gestite da enti religiosi. Diversa è la questione per le persone transgender, spesso vittime di pregiudizi“- conclude Cristina Leo. Questa vicenda ha evidenziato ancora una volta come a Roma, ma non solo, manchino strutture adeguate a ospitare ragazzi in difficoltà, che accolgano a prescindere dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere.


Maurice Willoughby si è suicidato a causa del bullismo: amava una donna trans

Maurice Willoughby Jr., un cisgender ventenne di Filadelfia che aveva una relazione con una donna trans di nome Faith Palmer, è morto suicida per overdose. Secondo il suo avvocato, Maurice sarebbe caduto in una profonda depressione dopo che un video diventato virale, lo faceva vergognare della sua relazione con la ragazza trans.
Dopo la notizia della morte di Maurice, la giornalista e attivista Ashlee Marie Preston ha condiviso un video su Twitter che mostra un gruppo di uomini che molestano senza pietà Maurice (conosciuto da molti semplicemente come Reese) sull’identità di genere della sua ragazza. “Fa schifo, cazzo!” – si sente urlare, e altri epiteti ancora più pesanti rivolti a lui e alla fidanzata.

Nel suo tweet, Preston ha scritto: “quando un uomo è abbastanza sicuro da amare apertamente una donna trans, questo è il bullismo e le molestie che subisce”. L’attivista in seguito ha collegato questo incidente individuale a una più grande epidemia di violenza anti-trans.
Numerosi blog LGBTQ hanno pianto la morte di Maurice Willoughby, che aveva difeso la sua relazione in un post su Facebook, scrivendo: “potete dire qualsiasi cosa riguardo alla fede, a me davvero non importa se non è passabile, non mi importa se non è nata una donna, è una donna per me e amo i suoi difetti, questo è ciò che le fa fede… Sono felice che tu debba essere felice per me“.

Quello era il mio amico e tutti coloro che hanno preso parte al bullismo devono essere in prigione“, ha scritto la sua amica Amethyst Jade Lee in un post di Facebook.
Un amico di Willoughby, che ha scelto di rimanere anonimo, ha detto che il giudizio sulla sua relazione ha avuto un ruolo nella morte: “veniva preso di mira tutto il tempo. Da dove veniamo, se ti piacciono le donne transessuali, e tu sei nero, le strade parleranno di te, tu combatterai, ma tenteranno anche di ucciderti”. L’ennesima vita spezzata, senza senso, a causa dell’aridità del cuore umano. Riposa in pace, Reese.


Vacanze da incubo per una trans napoletana

L’ennesimo caso di discriminazione per orientamento di genere in Egitto. Questa volta la vittima è la giovane napoletana Federica Mauriello, transessuale, ad aver vissuto un’esperienza scioccante nell’aeroporto di Sharm el Sheikh.
Ma cosa è successo esattamente? La ragazza ha denunciato ai media che tutto è avvenuto lo scorso 16 agosto, quando era partita da Capodichino insieme a un gruppo di amici alla volta di Sharm. Una volta atterrata: “sembrava che fosse andato tutto bene, ma quando hanno notato che sulla mia carta di identità elettronica erano riportati i dati anagrafici al maschile, mi hanno bloccata in aeroporto per una notte”. E ancora: “non mi hanno dato alcuna spiegazione valida, mi hanno fatto capire in modo molto chiaro che le persone trans non sono gradite”.

Secondo quanto riportato da Federica, che è anche socia dell’ATN di Napoli, ha ricevuto anche calci e sputi dalla polizia egiziana. Loredana Rossi e Ileana Capurro, rispettivamente fondatrice e presidente dell’Associazione Trans Napoli, rincarano: “E’ una situazione disdicevole che ha visto negare alla giovane anche un bicchiere d’acqua e non le hanno permesso di fare nemmeno una telefonata. Per fortuna un connazionale ha prestato a Federica il suo cellulare per avvisare la sorella”.

Non solo, Federica Mauriello ha anche dovuto sborsare 300 euro per il rientro forzato in Italia: come a dire, oltre il danno anche la beffa. Intanto Federica annuncia di voler chiedere un risarcimento ma soprattutto di volere rendere noto a cosa vanno incontro le persone trans che si recano in vacanza in Egitto. La cosa forse più triste è il silenzio sull’accaduto da parte dell’ambasciata italiana e dal tour operator, che pare non abbiano offerto nessun sostegno morale ed economico alla ragazza. Continueremo a tenervi aggiornati se ci saranno sviluppi.


Intervista a Sultana: ‘l’arte è la mia passione’

Intervista a Sultana: ‘l’arte è la mia passione’

Ci sono persone che hanno il potere di farti entrare nel loro mondo con una naturalezza e una delicatezza uniche. Sultana, bellissima e giovane escort trav di origini turche e francesi, è una di queste: appassionata di teatro e cinema (ama i film horror e le emozioni forti), si è raccontata a cuore aperto in questa intervista, condividendo con noi la sua storia e le sue speranze per il futuro.

Intervista a Sultana: ‘l’arte è la mia passione’Ciao Sultana, raccontaci di te.
Ciao, saluto tutti i fans e chi mi segue! Sono del segno della bilancia, un segno molto bello, molto orgoglioso ma in fondo buono. Abito a Torino ma per lavoro mi sposto in tante città in Italia e all’estero e amo tantissimo l’arte: musica, teatro e recitazione. Quest’ultima in particolare e il canto. Ho studiato all’Accademia.

Interessante. E dimmi, che film ti piacciono?
Amo i film horror perché sono pieni d’adrenalina e il drammatico: i film drammatici anche turchi, le serie tv americane.

Attori preferiti?
Di attrici amo Nicole Kidman e Angelina Jolie. Ecco, quest’ultima è la mia ispirazione più grande perché mi rispecchia in tantissime cose: la sua generosità, la sua personalità, il suo carattere, il suo carisma. Poi tante persone che mi conoscono dicono che, con i capelli neri, assomiglio a Penelope Cruz! (sorride) Ecco, con loro tre lavorerei molto volentieri!

E chissà che un giorno questo tuo sogno non si realizzi: quando parli sei molto dolce ma si intravede una determinazione fuori dal comune. O sbaglio?
(ride) Diciamo che ho un carattere molto difficile, bisogna avere tanta pazienza con me! (ride) Però sono una persona generosa, di cuore, mi piace aiutare gli altri e stare dalla parte del più debole. Ho un caratteraccio, è vero, ma chi sa come prendermi sa anche come calmarmi. Purtroppo non ci riescono tutti, non sanno bene come comportarsi con me ma alla fine sono la più brava del mondo!

Vorrei saperne un po’ di più anche del teatro, visto che ne hai accennato prima.
Il teatro è una cosa meravigliosa, senza, qualsiasi attore, se non fai teatro, non puoi arrivare da nessuna parte. Ti insegna sicurezza, amore per il pubblico e per la gente. A me piace molto Margherita Fumero, l’avevo anche incontrata tempo fa e mi ha dato qualche lezione alla mia vecchia scuola.

Sultana, sai che quando parli di teatro si sente proprio l’amore che provi? E’ bellissimo.
E’ una grande disciplina il teatro, è più complicato rispetto al cinema, è più “live”, più vivo. Qualsiasi attore e cantante inizia sul palco, davanti alle persone e grazie a Dio è un’emozione che ho provato, prima di iniziare il mio attuale mestiere e che mi ha resa molto fiera (sorride).

Intervista a Sultana: ‘l’arte è la mia passione’Parliamo un po’ di questo, ti va di raccontarci come sei entrata nel mondo delle escort?
A 19 anni ho conosciuto un ragazzo in una chat d’incontri che faceva questo lavoro ed è stato lui ad aiutarmi ad andare avanti. Ricordo che era anche un brutto periodo in famiglia: c’erano problemi economici, problemi legati alla mia sessualità, ero anche uscita di casa…tante cose. Così, ho colto questa opportunità al volo.

E come è andata?
E’ stato difficile all’inizio ma piano piano ce l’ho fatta ad abituarmi.

Un pregio e un difetto del fare la escort?
Guadagno abbastanza per mantenere un buon tenore di vita e mi diverto anche perché a volte trovo persone gentili ed educate, con cui instauro un bel feeling e mi lascio andare al gioco.
Il difetto è che purtroppo capita veramente spesso tanta gente maleducata e cafona, anche a livello di igiene personale. Tanti, ahimè, non hanno rispetto della persona che hanno vicino.

Hai un segreto per mantenerti cosi in forma?
Me lo chiedono in tanti! Mi dicono: “ogni volta che ti vedo sei sempre uguale, che bel fisico!”. Sinceramente, mangio solo abbastanza bene, tantissima frutta, verdure, pesce e niente, di sport in questo momento non faccio nulla. Spostandomi ogni settimana da una città all’altra è difficile fare uno sport fisso. Mi mantengo mangiando cose sane.

Cosa cercano secondo te le persone da una escort?
Cercano trasgressione, uno sfogo, un loro sogno erotico, un qualcosa che vogliono ma non hanno. E quindi, ecco, vengono tantissime persone sposate, magari perché la moglie non può esaudire le fantasie. E’ per questo che vengono da noi.

Sultana, sono sicura che hai un sogno nel cassetto da realizzare, vero?
Certo! Smettere il prima possibile di fare questo lavoro e fare tanti progetti in giro per il mondo e concentrarmi sul mio più grande sogno: essere una vera attrice. Quindi voglio continuare a studiare, investire su me stessa e realizzarmi.

Intervista a Sultana: ‘l’arte è la mia passione’Raccontami un episodio curioso o bizzarro nella tua attività che ti è successo.
Allora, sicuramente ne capitano di tutti i colori tutti i santi giorni. Vi racconto questa: due anni fa è venuta da me una coppia (donna e uomo) e volevano divertirsi. Lui era talmente preso da me però e io da lui, visto che c’era molta chimica, che lei si è ingelosita, gli ha tirato uno schiaffo, hanno iniziato a discutere e niente…è stato un episodio davvero incredibile! (ride)

Il più bel viaggio che hai fatto?
Per svago sono andata a Palma di Maiorca e Ibiza, mi sono divertita tanto, è stato un bel periodo della mia vita, ho conosciuto tante persone e fatto amicizie. Anche grazie alla mia “lingua lunga” è facile per me comunicare!

Un viaggio che ti manca?
Andare a vivere e lavorare a Dubai, per adesso no ma è in progetto da fare sicuramente.

Grazie Sultana per la tua gentilezza. Vuoi aggiungere qualcosa in conclusione?
Vorrei solo che cambiassero le cose in Italia come lavoro. E’ difficile, perché qui ci sono tantissimi problemi anche dovuti alla crisi economica etc. e ora preferirei star di più all’estero dove il lavoro va meglio. Ma spero che questo cambi perché per me l’Italia è tutto. E un’altra cosa se posso.

Certamente, Sultana!
Mi rivolgo a trans, trav e gay: non c’è bisogno che ci sia poca sopportazione reciproca. Ognuno ha la sua pagnotta, quello che gli è destinato prima o poi arriva e non c’è bisogno di essere invidiosi. Dipende uno come lavora, come parla, ci sono tanti fattori da non tralasciare, sono cose importanti di cui tenere conto. Io spero in futuro ci sia più complicità e aiuto tra le colleghe e non odio.
Vi ringrazio davvero per questa intervista, un bacio, la vostra Sultana.


Intervista con Ixchel Solórzano, concorrente a Miss Trans International Guatemala

Intervista con Ixchel Solórzano, concorrente a Miss International Trans Guatemala

Iniziano oggi una serie d’interviste alle concorrenti di Miss Trans International Guatemala, il concorso organizzato da Ly Jonaitis Reyes Tuche che si svolgerà il 24 agosto ed ha come sponsor ufficiali, tra gli altri, Piccole Trasgressioni, Piccole Magazine e Piccole Magazine Tv. Vi presentiamo la bellissima Ixchel Solorzano, rappresentante della provincia di Chinautla.

Intervista con Ixchel Solórzano, concorrente a Miss Trans International GuatemalaBenvenuta Ixchel, è un piacere incontrarti.F
Grazie mille per lo spazio, mi chiamo Ixchel Solórzano e rappresento il comune di Chinautla.

Quali sono le tue aspettative nell’ambito del concorso, è la prima volta che gareggi in un concorso di bellezza trans nel tuo paese, il Guatemala?
E’ la mia prima esperienza, non ho mai sfilato prima come modella. Quando ho letto il regolamento, ho visto che era rivolto alle donne transgender e questo è ciò che mi ha motivata a partecipare visto che nel mio comune abbiamo 70.000 abitanti e ogni 70.000, solo una trans donna, io! (sorride)

Sarai un esempio da seguire per le ragazze del tuo comune che stanno appena iniziando il viaggio come trans.
Sì, infatti, ho iniziato il percorso all’età di 20 anni, adesso ho 25 anni, e la mia leadership è sempre stata la comunità. Quest’anno sono scesa in campo anche in politica ma purtroppo sono arrivata in ritardo e non sono riuscita a ricoprire posizioni significative, ma questo è il mio obiettivo entro 4 anni. Essere eletta e far capire alle persone le capacità che hanno le donne trans.

Molto interessante e di che cosa ti occupi visto il tuo interesse per la politica? Per quale posizione ti piacerebbe competere, una carica della pubblica amministrazione, per esempio?
Si, studio da 4 anni pedagogia dei diritti umani nell’unica università statale del Guatemala. Dalla mia leadership comunitaria cerco sempre di potenziare me stessa. Nel nostro Paese tante persone sono analfabete e vorrei lavorare nel coordinamento all’interno dell’Ufficio comunale delle donne, o al comune all’interno del Office of Youth, dal momento che il Codice Municipale stabilisce la natura obbligatoria degli Uffici per l’attenzione verso le persone vulnerabili. E’ per questo che quest’anno lavoreremo duramente per includere un ufficio per le persone LGBTQ*.

E’ un’ottima iniziativa, mi congratulo particolarmente con te, è una bella carriera, abbiamo molti difensori dei diritti umani nel mondo ma siamo sempre pochi, una persona come te che guida quella leadership è interessante e che al di fuori dei confini dell’Europa, in un concorso che si trova in Guatemala, ci sia una ragazza con una preparazione simile ci riempie d’orgoglio. Quali sono le tue aspettative sul concorso, dicci un po’…
Grazie molte, vorrei portare avanti la leadership che ha la nostra regina attuale, l’”empowerment” delle donne trans e la creazione di alleanze tra di noi non solo nella capitale, ma nei comuni, nelle comunità, in ciascuno dei dipartimenti di questo bellissimo paese, dal momento che molte delle nostre compagne sono state uccise.
Abbiamo saputo che in diverse regioni sono state vittime di violenze fisiche e emotive e purtroppo ciò non viene marchiato come femminicidio ed è deplorevole. Quello che stiamo cercando di fare, è sensibilizzare le persone su questo, informarle e fare in modo che possano lavorare di pari passo con i giudici. Due anni fa una trans è stata uccisa dal suo partner e non è stato inteso come femminicidio ma come omicidio.

Qual è il tuo messaggio per le altre concorrenti?
Vorrei dire alle compagne: ogni giorno siamo di più e il lavoro che facciamo non è solo per noi, lo facciamo per coloro che non hanno più voce perché sono stati assassinati, per le vittime di violenza e per tutti quelli che hanno attraversato qualche problema emotivo, fisico e psicologico. Senza dimenticare la crisi economica che viviamo quando lasciamo le nostre case. Quindi, il lavoro che stiamo facendo è per quelli che c’erano prima di noi, per quello che siamo oggi e per chi ci sarà domani, questo è il divario.

Perfetto Ixchel, grazie mille e ti ricordiamo che con Piccole Magazine hai un portale gratuito per lanciare tutti i messaggi che vuoi e, naturalmente, per portare a termine qualsiasi tua iniziativa. E’ stato un piacere per noi, e non dimenticare che continueremo a seguirti in tutte le attività che hai fino alla notte del Galà finale di Miss International Trans Guatemala.
Grazie a tutti, un abbraccio.

***

Entrevista con la participante 1, Ixchel Solórzano, Representante de la Provincia de Chinautla, Guatemala.

Bien, de nuevo el Piccole Magazine, en esta oportunidad trayendo para ustedes un concurso internacional, ubicado en Centroamérica, un concurso que sigue Piccole Trasgressioni, Piccole Magazine y este año que somo los patrocinadores oficiales del certamen, este se llama el Miss International Trans Guatemala, y a partir de hoy daremos a conocer a todos ustedes a cada una de las participantes que concursaran este 2019 en tan importante evento para ganar esta importante corona que lidera hoy Ly Jonaitis Reyes Tuche. En este momento, una bellísima chica, ella se llama Ixchel Solórzano, representante del Municipio Chinautla de Guatemala. Bienvenida Ixchel, un placer conocerte.
Muchísimas gracias por el espacio, desde el municipio de las artesanas Chinautlecas, de sus hombres de maíz y de donde brota el agua al 100%. Gracias, Mi nombre es Ixchel Solórzano, y represento al municipio de Chinautla.

Linda introducción, deseamos saber cuales son tus expectativas dentro del certamen, es la primera vez que concursas en un certamen de belleza trans en tu país, Guatemala?
Si, de hecho es mi primera experiencia, nunca he tenido experiencias dentro del modelaje o pasarela. Cuando leo los términos de referencias para esta solicitud, vi que es especifico para mujeres transgénero o transexuales y es eso lo que me motiva a participar ya que en mi municipio contamos con 70,000 habitantes y por cada 70.000, 1 sola mujer trans, entonces eso me motiva para representar al municipio.

Quiere decir que te conviertes en una figura a seguir en tu municipio y que sirves de ejemplo para aquellas chicas que apenas se están iniciando en el trayecto como chica trans?
Si, de hecho, yo inicié el proceso a los 20 años, actualmente tengo 25, y mi liderazgo siempre ha sido comunitario, desde muy adolescente, también incursiono en la política, este año, lamentablemente llegué tarde y no pude ocupar puestos de toma de decisiones pero esa es mi meta dentro de 4 años, postularme a cargos populares, en donde la gente pueda darse cuenta de las capacidades que tenemos las mujeres trans.

Muy bien, interesante, ahora que dices que te has postulado para cargos políticos dentro de tu país, y tu municipio, realmente que profesión tienes? Para que cargo te gustaría concursar, un cargo de administración pública, digamos, con que sentido, con que finalidad?
Si, soy estudiante del 4 año de pedagogía en derechos humanos, en la única universidad estatal de Guatemala, y al inicio de mi carrera me interesó mucho los derechos humanos, y desde mi liderazgo comunitario trato siempre de empoderarme para que la gente que esta inmersa en el analfabetismo crezca al menos en un 80% y puedan salir de ahí, y una de las áreas que me gustaría ocupar seria una coordinación dentro de la Oficina Municipal de la Mujer, o bien, dentro de la municipalidad, dentro de la Oficina de la Juventud, ya que el Código Municipal establece la obligatoriedad de Oficinas para la atención a personas vulnerables y es por eso que este año vamos a trabajar con fuerza para incluir una oficina de atención a personas LGBTQI.

Excelente iniciativa, particularmente te felicito, es una carrera bastante genial, habemos muchos defensores de derechos humanos en el mundo pero siempre somos pocos, una persona como tu que lleva ese liderazgo es interesante, y es un orgullo que estés dentro del gremio de los derechos humanos. Es bastante interesante que mas allá de los confines de Europa en un concurso que se sitúa en Guatemala, haya una chica con semejante preparación. Cual es entonces tu mensaje para las demás chicas, tus expectativas del concurso, cuéntanos un poco…
Muchas Gracias, dentro de la expectativas que tengo es continuar el liderazgo que tiene nuestra actual reina, el empoderamiento de las mujeres trans y la creación de alianzas entre nosotras mismas dentro de no solo la capital, sino municipios, comunidades, cada uno de los departamentos de este bello país, ya que muchas de nuestras compañeras han sido asesinadas, y hemos sabido que en varias regiones han sido victimas de violencia, física, emociona y lamentablemente nuestra no tipifican esto como feminicidio y es lamentable, por lo que vamos a trabajar para que la gente pueda ser sensibilizada, informada ante todo y que puedan también trabajar de la manos con jueces para que ellos puedan empezar a tipificar de esa manera ya que hace dos años una chica trans fue asesinada por su pareja y no se le tipificó como feminicidio sino como homicidio y entonces deseo decirle a la compañeras: cada día somos mas, y el trabajo que hacemos no es solo por nosotras, lo hacemos por las que ya no tienen voz porque fueron asesinadas, por las que son victimas de violencia y por quienes hemos pasado por algún problema emocional, físico, psicológico, y porque también no decir que hasta violencia económica cuando nos vamos de nuestras casas. Entonces el trabajo es por las que estuvieron, por la que estamos y por las que van a estar, porque esa es la brecha.

Perfecto, genial, muchísimas gracias por tu participación, te recordamos que con Piccole Magazine tienes un portal libre para brindar todo ese tipo de información, y por supuesto para llevar a cabo cualquier iniciativa tanto tuya, como de la organización, ha sido un placer para nosotros, y no olvides que nos vamos a seguir viendo en todas las actividades que tengan hasta la noche de la gala final del Miss International Trans Guatemala.
Gracias a todos ustedes. Un abrazo.


Professora Bianca Soares diz: 'Sou contra guetos; trans deve estar em todo lugar'

Rara, inusitada, extravagante, indefinível, chocante, curiosa, excêntrica e peculiar. Ou simplesmente Exótica. Era assim que a professora de inglês da rede pública e privada Bianca Soares era conhecida na noite paulistana desde os anos 90.
Mesmo antes de revelar a sua transexualidade nos últimos anos, era uma incógnita e não chegava a ser confundida com as drags. Tinha um visual diferente – fruto da amizade com grandes estilistas – e um repertório que surpreendia o público – evocado pelo amor aos anos 80.

Tem como inspiração Roberta Close, é amiga de Lea T e tem entre apoiadores e amigos Alexandre Herchcovitch, Dudu Bertolini e Johnny Luxo. Hoje, tem como uma das qualidades a autenticidade e o humor ácido.
Sim, Bianca Soares é uma bomba-relógio nas redes sociais e uma das maiores críticas da página NLUCON. Não são raros os momentos em que comenta uma matéria com um grandioso “zzzzzzzz” e que declara não se sentir representada com as, então, entrevistadas.
Aos 39 anos, Bianca Soares continua na ativa. Foi a primeira brasileira a posar para a revista trans francesa Candy. Continua dando aulas na rede pública e privada. Continua se jogando – somente por diversão – nas pistas paulistanas. E foi entrevistada pelo NLUCON ao som de disco music.

Confira:

Quando falei que entrevistaria você, muitas pessoas questionaram: “Mas não é ela que sempre critica suas entrevistas?” Demonstrar o descontentamento doa a quem doer é uma característica sua mesmo, dentro e fora da internet?
Sou a mesma pessoa dentro e fora da internet. E, não sei se você percebeu, faço críticas para hétero, para amapô, para aluno, para trans… Vejo que as pessoas levam o Face ou o Instagram para um lado muito negativo, divulgando fotos de criança morta, de tiro na cabeça, de gente decepada. Hello, Facebook é para entretenimento. É claro que pode falar de política, de militância, disso e daquilo, mas as pessoas não entenderam que falar só de coisa ruim só atrai coisa ruim. E quando entro nas redes sociais, só vejo desgraça.

E o NLucon é tão ruim assim? O que te incomoda?
Imagina. Tem muita coisa que eu gosto… Até me emociona, porque você veste a bandeira por uma coisa que não é. Você luta por uma causa, que na pirâmide LGBT é a menor de todas, e que muitas pessoas envolvidas sequer lutam. Isso é muito grandioso. Por outro lado, quando você pega vários exemplos de trans para entrevistas, eu não me encaixo em nenhum deles. E eu critico justamente para você buscar outros meios e outras pessoas que me representam. Bem ou mal, quando alguém vê uma entrevista sua, elas tendem a generalizar e achar que todas são assim. É um molde.

E qual travesti ou transexual te representa, além de você mesma?
A Roberta Close. Ela não é bem vista por muitas, eu sei disso. Mas é a minha referência. Foi a referência de mulher e de feminilidade para o Brasil inteiro. E tornou-se um ícone porque nunca foi de palhaçada. Vão passar mais quatro gerações e não vamos ter uma do shape da Roberta. Ela soube sair da mídia no momento certo, mas ainda acho que se a Globo colocasse ela em alguma novela – e não esses homens caricatos interpretando trans – iria ajudar muito a causa.

Além de subir a audiência, né?
Exato!

Você tornou-se conhecida como Bianca Exótica, uma personagem da noite e da moda. Mas só revelou a transexualidade aos 30 anos. Já tinha consciência de que é trans
Saio de casa desde os 12 anos e, hoje, tenho 39. Ia para a Boca do Lixo, tinha RG falso e era abusada. Quando criança, eu adorava assistir aos shows de calouros do Silvio Santos e via várias travestis que eu venero pela beleza. Uma vez, meu pai e meu irmão comentaram: “Nossa, que gostosa”. E a minha mãe disse: “Está louco? É homem”. E o meu irmão devolveu: “Não importa, virou de lado e eu como”. Pensei: se ela nasceu homem, conseguiu virar mulher e está gostosa, é isso que eu quero (risos). Tinha a Roberta Leru, Rosa Lubirosa, Aloma. Com 14 anos, falei para a minha mãe que queria virar travesti, mas ela disse: “Pelo amor de Deus, vira gay. Sendo travesti você vai sofrer, vai ter dificuldades para arranjar emprego. Até gay eu aceito”. E eu acabei deixando isso de lado.

E a transexualidade ficou adormecida?
Que nada! Veio a onda clubber e eu comecei a me vestir de mulher. Pensava que poderia ser gay, me vestir de mulher e, ao voltar para casa de homem. Neto, isso era o que eu tinha. Não estava feliz, mas era o que eu poderia fazer por mim. Até que aconteceu um acidente.

Segura um pouco. De onde surgiu o seu nome artístico, Bianca Exótica?
Foi graças à Erika Palomino e o Johnny Luxo. Antes, eu tive vários! Um deles foi Bianca Byington, porque todas as amigas que começaram colocavam nome de Globais. Tinha a Camila Pitanga, a Betty Lago, a Malu Made… e eu a Bianca Byington. Só que começou o site da Erika, que pautava a noite gay, e ela me disse que não poderia repetir o nome da atriz, pois as pessoas iriam confundir. Daí ela e o Johnny falaram: “Você é exótica, Bianca Exótica”. Trabalhei no Massivo, na Loca, fiz curtas, desfilei para o Alexandre Herchcovitch, me tornei uma personagem forte na moda e entre os clubbers.

Você lembra da primeira noite em que você se apresentou?
Olha para você ver como eu era diferente. A maioria começou nas casas gays do centro. Eu não. Comecei em Pinheiros e em uma casa de rock. Fui mais ou menos na linha da Claudia Wonder. E olha que eu não sou do rock, gosto de Disco e Disco Funk. Bom, fui convidada pelo Adriano Costa e o Bispo para me apresentar numa boate chamada Torre do Dr. Zero. Falei: Posso fazer o que eu quiser? E já comecei chegando. Quem me levou para fazer a performance foi o (diretor) Dácio Pinheiro, que gravou. Fui de vestido de paetê da Blumarine, sandália da Beneducci, colar de strass… Comecei a pular, girar e a fazer performance. Você sabe que eu não dublo, né? É um show diferente.

Sim, sei. Mas explica para os leitores…
O meu negócio é dançar e fazer loucura. É performance e não show. Quem faz show são as divas, Marcinha do Corinto, Natasha Dumont. Eu adorava as músicas de Whitney Houston, Chaka Khan, Diana Ross lado B… E vou te contar uma coisa, eu não era bonita naquela época, mas eu tinha uma postura de mulher linda, porque eu acreditava. Assim como eu acredito que sou uma mulher. Eu acho isso muito louvável, porque quando a gente acredita, o resto é resto.

E quando você percebeu que o seu nome estava estourado e que você estava famosa?
Comecei a chamar atenção devido ao meu círculo de amizades. Eu não sou uma pessoa de gueto, eu tinha amizade com todo mundo, artistas, estilistas… Com o povo da moda, Alexandre Herchcovitch, Dudu Bertholine, Vic Meirelles, Johnny Luxo. E a medida que ia fazendo amizades, eu fui acontecendo. Fui uma das primeiras a trabalhar com o Alexandre no Mundo Mix, fui uma das poucas fotografadas pelo Terry Richardson, fiz vários curtas, desfilei no Morumbi Fashion, fiz um monte de festa particular e coisinhas que se tornaram coisonas… E fui entrevistada pelo Jô por ser uma professora e ao mesmo tempo querer virar uma travesti.

Desse seu contato no mundo da moda, como define uma pessoa elegante?
Elegante é você concordar ou não concordar, mas saber respeitar. Deus deu dois ouvidos e uma boca. Então ser elegante é falar menos e ouvir mais. É não ter preconceito, não fazer estereótipos, não prejudicar ninguém. Agora, elegante é também frequentar um lugar bom, um restaurante bom, estar bem vestido como mulher ou homem, dependendo de cada situação. Elegante é fazer high low, misturar Zara, Renner, com Gucci, Hohan, usar brechó. Elegante é fazer amizade, com várias escalas, com criança, adolescente, adulto, pobre, gay, negro, branco, trans… Mas uma pessoa tem o total direito de não gostar de uma trans, porque eu também não gosto de todos os héteros e nem de todos os gays, mas eu respeito. Isso é ser elegante.

O que tem no seu guarda-roupa?
Estou sempre bem vestida, sou vaidosa… Já fui para Nova York, Europa, estou sempre ligada. E não tenho vergonha de falar que ganho muita coisa dos meus amigos. Ganho, ganho, ganho. Mas aquilo que não é acessível eu ganhar, eu compro em vezes. Tenho uma bolsa Chanel Lego. Eu tenho roupa de estilistas lado B, Old School, Laya. Mas eu também tenho Versace, Cavalli…

Como você avalia a noite dos anos 80 e 90 para a noite de agora? 
Quando comecei a noite já não era muito boa comparada às antigas. Mas eu vibrava porque era adolescente. Chegava a me montar dentro do trem, morrendo de medo de apanhar da torcida. Mas eu acho que a noite de hoje deixa a desejar para a noite do meu tempo, e a noite do meu tempo deixa a desejar para a noite mais antiga. Hoje você não vê mainstream, mistura. Ainda é gueto. Fora os lugares que a transexual vai e é mal tratada. O staff fica tirando sarro, diz “olha ela quer você”. Parece que tem um treinamento para a gente não ser bem tratada. E estou falando de lugares gays.

Existe algo que você gosta e que venha da nova geração?
Nada (risos). Eu não gosto nada da música, mas o estilo, o styling, a moda que ela ditam eu adoro. Lady Gaga, Beyoncé… Claro, elas vestem grandes estilistas e grifes… Eu gosto de tudo o que remete ao antigo. Então, dublagem chiclete, Lady Gaga, eu detesto. É como se eu fosse uma velha ranzinza falando de adolescente. E é natural uma transexual mais velha torcer o nariz.
E o que acha das artistas que trabalham na noite da nova geração?Uma vez a Roberta Close falou no Jô e no Faustão que não era parâmetro para ninguém. É isso, eu também não sou parâmetro para elas.

Bom, paralelo à carreira na noite, você não deixou de ser professora de inglês. Foi difícil não se deixar levar pelo glamour e a ilusão da noite?
Sinceramente, graças a Deus nunca dependi da noite. Independente das festas, sete horas eu estava na escola dando aula. Sabe aquela coisa de viajar na maionese e pensar: “Vou largar tudo para virar na noite”? Nunca! A escola sempre foi a minha base. Acordo às 7h da manhã e vou dormir às 23h. Tenho uma carga horária de 50h de trabalho, dou aula em quatro escolas, três particulares e a noite na pública. Ralo muito. As pessoas acham que eu vivo de noite. Mas a noite é só um anexo, diversão. Mas eu garanto que sou muito mais bem tratada no meu trabalho que na noite.

O que te motivou a revelar a transexualidade, foi o acidente?
Em 2009, eu estava de madrugada indo para o D-Edge, quando veio um motorista bêbado e me arrastou. Quase morri e fiquei um mês no Sírio Libanês. Fui desenganada pelo médico, que disse que eu ficaria tetraplégica. Mas em quatro meses eu consegui me recuperar com a fisioterapia e com as orações da minha mãe. Fui na cabeleireira e ela disse: “Bianca, Deus te deu uma segunda vida, você não vai querer ser igual à gente, transexual?”. E a minha melhor amiga também disse: “Está na hora de se decidir se quer ficar se montando pelo resto da vida, sendo que você não gosta, ou se vai assumir quem você é”. Eu comecei a chorar. Eu nunca fui confundida com drag queen. Era sempre andrógina, mulher, travesti, sempre como travesti.

Foi da morte para a vida que você resolveu ser feliz… Como foi assumir-se trans aos 30?
Foi da vida para morte ou da morte para a vida. Fui ser eu. Com os meus defeitos e qualidades. Comecei a fazer a reposição hormal, coloquei as próteses, fiz o meu nariz… Fui para a Taiândia, operei e mudei todos os meus documentos. A minha mãe foi a minha luz, pois me disse: “Você tem que dar tempo ao tempo”. Eu perdi por um lado, pois todas as minhas amigas foram ser trans no auge da beleza. Foram para a Itália, foram ser cabeleireira. Eu não. Fui ser professora, que é o que eu sei fazer. E como é que há 21 anos a gente teria uma professora transexual na rede pública e particular, do jeito que o Brasil manda embora por qualquer coisa?

E como que a escola encarou o processo transexualizador?
Foi maravilhoso. Porque todos acompanharam: família, amigos, alunos, professores. Não foi numa sexta-feira que eu sai de homem e voltei segunda de mulher – como muitas fazem. Fiz os meus alunos e professores, querendo ou não, a me respeitar, a acompanhar tudo. Sempre questiono: que educador é esse que não respeita a diferença? E sempre prego: você tem o direito de não gostar, mas tem que me respeitar. Na sala, por exemplo, tenho alunos que usam drogas, eu não gosto, mas eu respeito. E ele me respeita, é uma troca. Fora isso, como eu sou uma pessoa conhecida, as pessoas querem ser minhas amigas.

Bianca, pelo que você fala foi uma maravilha. Não teve situação de preconceito, dificuldades?
Já lidei com pais preconceituosos. Já fui mandada embora da Prefeitura de Barueri. Eles alegaram outras coisas, mas foi preconceito, eu sei. Mas fechou uma porta e abriram 10 janelas, mas por conta da competência. Nunca fiquei desempregada.

Como é a sua relação com os alunos?
Existe preconceito, mas eu estou lá para isso. Estou lá para ser cobaia e ver o que acontece. Você acha que um aluno nunca me chamou de viado e traveco? Já, vários! Mas eu vou mostrar para ele que eu sou tão boa, tão competente, que gosto dele tanto como aluno, que no fim do ano ele vai me pedir desculpas. Vários já pediram. Você tem que ganhar o aluno. Eu sou rígida e muito, muito, muito respeitada.

Com esta sua personalidade forte, como lida com as situações de preconceito no cotidiano?
Ai, que pergunta difícil. No meu trabalho, tenho a maior paciência. Agora, se eu estiver em um lugar em que estou me divertindo, eu não consigo engolir sapo. Vamos pela lógica. Você trabalha a semana toda, sai da sua casa, paga o pedágio, paga a gasolina, paga o estacionamento para se divertir e ainda é ofendida? Não dá. Já ouvi muitas vezes: “Vai para o lugar onde você é bem vista”, “Você tem que frequentar lugar gay”. Não, eu quero frequentar o Terraço Itália, Casa de Chá, eu quero frequentar onde eu quiser. A gente não pode viver em gueto, a gente tem que viver em qualquer lugar. Mas também tem que saber entrar e sair com postura de qualquer lugar, senão não dá.

Mas hoje vemos mais pessoas trans em todos os lugares, não?
Gosto muito de algumas meninas da nova geração, porque elas só não vão a lugares gays (risos). Eu amo isso, e acho maravilhoso. Também amo quando tem um monte de hétero em lugar gay. A gente tem que pensar: Eu posso ver uma trans fazendo pista, mas também posso ver uma transexual no banco, seja como cliente ou trabalhando. Ou então na igreja, no fórum, na festa de confraternização do meu marido…

Que história é essa de que você prefere pessoas que se assumem transfóbicas?
Eu prefiro aquele que diz logo que não gosta de gay, de trans, que aquele que finge que gosta, mas faz piada e odeia. Acho a hipocrisia um lixo. Lido com pessoas todos os dias e, se eu sei que aquele um é preconceituoso, eu nem passo ali. É mais fácil lidar. Pensa bem: é mais fácil a gente identificar um Bolsonaro que um CQC, por exemplo, que fala que gosta, mas faz aquela palhaçada. É mais fácil identificar um Silas que a palhaçada que a TV faz com a gente, prometendo uma matéria de respeito. Com os preconceituosos, a gente não precisa mais falar nada, ele não gosta, ok, mas tem que me respeitar. Mas o que falar quando o inimigo é oculto. Fora isso, o que me deixa irritada é o estereótipo.

Explica…
Por exemplo: será que toda trans tem que ser engraçada? Tem que andar como uma palhaça? Uma vez, eu estava na cabeleireira e chegou uma mulher e disse: “Pessoas como vocês são tão legais, né, engraçadas, alegram o ambiente”. A minha cabeleira mesma respondeu: “Desculpa, ela não está aqui para te alegrar, ela não é palhaça”. Infelizmente, o estereótipo é pior que o preconceito. O estereótipo, tanto positivo quanto negativo, tem a função de te rotular, roubar a sua autenticidade e te colocar num lugar conveniente para os outros. E não para você.

Você é vista de uma maneira diferente depois da redesignação sexual?
Não, não. Mudou para melhor por uma questão pessoal, mas a sociedade continuo sendo a mesma pessoa de antes. Para a sociedade, o grilo, a raposa, a trans, o viado e a bruxa são iguais. Eu, você, a Silvetty, a Roberta Close, o viado que se monta na novela está tudo dentro do mesmo saco. É por isso que eu falo que a trans que trabalha no canavial pode sofrer o mesmo preconceito que uma que está lá em Paris. A discriminação pode poupar em alguns casos, mas em outros o olhar é o mesmo. A operação deve ser feita para você e não para a sociedade.

Hoje, você se incomoda se ainda te chamam de Bianca Exótica?
Não me incomodo, porque é uma personagem e faz parte da minha história. Mas eu sou a Bianca Soares nos meus documentos e sou muito feliz. Vou te dar um exemplo. Quando participei da escolha de aula no meio de 500 professoras, a responsável chamou o meu nome no microfone: “Bianca Soares”. Eu até fingi que não escutei para ela repetir o meu nome. “Senhora Bianca Soares”. É maravilhoso mostrar para os meus colegas que a competência e a habilidade superam qualquer preconceito. Não tem nada a ver com o gênero.

Você tem amizade com outras transexuais?
Olha, tem gente que presta e não presta em todos os lugares. Eu não gosto de nivelação e de me jogar em um grupo com o qual eu não me identifico. As bichas e as trans de São Paulo não gostam de mim muitas vezes por causa disso. Eu não gosto de viver em manada. Eu falo da Kimberly (Luciana dias), da Patricia (Araújo), da Roberta, da Glamour (Garcia), da Rafaela Manfrini, da Claudia Wonder… Posso não gostar de nenhuma delas, e nem elas gostar de mim, mas se alguém as ofender, eu fico totalmente a favor delas, 100%. Porque também pode ser eu. É isso que temos que colocar na nossa cabeça. Quando uma sofre, sofrem todas. Sempre penso naquelas que abriram portas, que morreram na prostituição. Paralelamente, tem a ver comigo. Poderia ser eu, a Roberta, a Lea…

Você é amiga da Lea T, né?
Sou. E acho ela magnífica, uma mulher fantástica, inteligente, bonita, que vem de uma geração nova e que vive a vida sem estereótipos. Aos poucos, assim como eu, vai ter a própria felicidade.

Bianca, e os amores?
(Suspira). Ai, vou confessar uma coisa. Nós, transexuais, somos carentes, muito carentes, devido a tudo o que passamos… Existem trans que pagam michês, que bancam maridos… Eu entendo perfeitamente. É o que tem para hoje. Namorei um cara durante quatro meses, que chegou em mim e disse: “Fiquei com você para esquecer a minha noiva”. Bom, hoje eu não tenho amor, tenho sexo. Sexo não me falta. Mas o que uma trans quer? Um amor.

É isso o que você mais quer?
Eu largaria tudo para viver o que nunca vivi, um amor. Eu largaria a escola, largaria a minha família para viver algo que eu nunca vivi direito. Por isso que eu sou armada. “Ai, ela é autentica”. Que nada, às vezes eu sou grossa. Às vezes é uma armadura. Um gay assume outro gay, uma lésbica assume outra lésbica. Mas um hétero não assume uma trans. Daí você entende porque ela se opera e quer renegar o passado? Mas não adianta porque a hipocrisia é maior que a operação. Um homem me ganha pela sutileza. Ele pode ser horroroso, mas se tiver um bom coração e for educado… Para mim, vale mais um abraço bem dado que um p… na minha boca. Virei trans porque gosto muito de homem.

Mas você não é transexual porque gosta de homem, é?
Não sou hipócrita. Não foi só isso, mas foi uma das coisas. Vai falar que as outras não falam isso? Todas sabem que é gostoso ser desejada como uma mulher. É uma delícia.

Então tá. Qual é a mensagem que você quer passar para a nova geração?
Estude, trabalhe, ame a sua família. Depois, é só consequência boa.


Intervista a Giorgio Montanari, Mister del Sant’Agata Futsal 2004

Intervista a Giorgio Montanari, Mister del Sant’Agata Futsal 2004

La nuova stagione del Sant’Agata Futsal 2004, che milita in serie B Nazionale, è piena di novità e competitività: oggi abbiamo intervistato il nuovo mister della squadra Giorgio Montanari che è molto carico e felice di lavorare con i giovani giocatori. Non solo, sin da subito è stato in piena sintonia con gli obiettivi della società…ma sentiamo da lui cosa ha da dirci.

Sant'agata futsalCiao Giorgio, allora, questo è il tuo primo anno da Mister nella squadra del Sant’Agata Futsal, sponsorizzato da Piccole Trasgressioni.. allora cosa hai pensato di questa chiamata, te la aspettavi?
Ciao a voi! Assolutamente no perché ho poca esperienza come primo allenatore, negli ultimi due anni ne ho fatta come secondo e sono sincero, non me ala aspettavo. E’ stata tanto inaspettata quanto che mi ha inorgoglito essere chiamato da Luca, il Presidente.

Che impressioni hai fino adesso della squadra e della società?
Ho poche impressioni finora perché alcuni giocatori li conosco e altri invece li ho visti solo a qualche raduno. La società invece mi ha fatto subito una buona impressione. E’ uno staff affiatato che mi ha fatto subito capire gli obiettivi che si vogliono raggiungere insieme, concordando con quelle che erano già le mie idee. Ci siamo trovati in accordo su tutto.

Nuovo Mister Sant'Agata Futsal 2004Perfetto. E dimmi, tu che obiettivi ti poni per la prossima stagione?
L’obiettivo è sempre quello di migliorarsi, fare un gradino in più, di fare un salto di qualità. Non vuol dire vincere solo più partite ma cercare di migliore sul campo sotto il profilo del gioco. Questo è l’obiettivo principale di questa stagione, poi “il campo” dirà quello che abbiamo realizzato!

Ora una domandina più piccantina, dicci cosa cosa pensi dello sponsor Piccole Trasgressioni, che crede tantissimo in voi?
(sorride) Beh, chiaramente quando Luca mi ha citato lo sponsor un po’ di curiosità l’ha suscitata…poi non dico altro!

Hai navigato un po’ sui siti?
Non mi esprimo, no comment! (ride)

Manteniamo il mistero allora!
Esattamente, anche perché il Mister deve sempre mantenere un profilo basso, dai! (ride)

Grazie mille Giorgio Montanari per essere stato con noi e in bocca al lupo per il nuovo incarico!
Grazie a te!


Por um lugar ao Sol - travestis e transexuais inseridas no mercado formal de trabalho

A obra literária escrita pelo jornalista Neto Lucon traz trajetórias de vidas de travestis e transexuais que driblaram o preconceito e se inseriram no mercado formal de trabalho. Cinco profissões, cinco vidas, cinco trans: exemplos de novos horizontes e de um espaço ao sol.

INTRODUÇÃO  
O celular que acaba de sair da fábrica vai para as mãos de um empresário, que faz uma chamada internacional de negócios. Ele, que se dirigia a uma palestra na faculdade de direito, deixou o filho mais novo em um hospital de Campinas. Adoentado, passa pelos cuidados da enfermeira Géia, que à noite faz shows em uma danceteria frequentada pelo primogênito.

Não muito distante, um intelectual levava nos braços o último lançamento sobre o tema “comportamento”, escrito pela artista Claudia Wonder. De volta para casa, encontrou a educadora social Janaina, que orientava um garoto de programa a usar preservativos. Cumprimentou-a e prosseguiu em sua rotina.

No auditório de direito, o empresário chegou atrasado. Desligou o celular e sentou ao lado da policial Mihara, que planejava outro cargo dentro do funcionalismo público. Ao terminar, cumprimentou os palestrantes, se despediu de Mihara e, antes de buscar o filho no hospital, dirigiu-se à avenida freqüentada por garotos de programas.

No emaranhado de vidas e histórias recorrentes de nossa sociedade, uma categoria discriminada está presente e atuante: transexuais e travestis, que driblam preconceitos, vencem estereótipos, quebram estigmas e levam uma vida considerada comum ao estarem inseridas no mercado formal de trabalho.

Thayná Rodrigues é travesti e trabalha na produção de uma empresa de celulares, Géia Borghi é enfermeira e artista, Claudia Wonder atua como escritora e cantora, Janaina Lima é pedagoga e educadora social e Mihara, além de policial, é universitária do curso de direito.

Produção, saúde, comunicação, educação e segurança. Cinco transgêneros, cinco histórias, cinco exemplos, que quebram o estereótipo das travestis e transexuais da profissão do sexo, da marginalidade e das profissões feminilizantes como cabeleireira e manicure.

Como conseguiram? De qual maneira enfrentaram uma entrevista de emprego? Como o mercado de trabalho recebe ou expulsa os trabalhadores que se definem “travestis” no Brasil? Sofrem preconceito entre os colegas de trabalho? Já tiveram que trabalhar, antes, com programas sexuais? Como abandonaram a vida nas ruas? A (não) aceitação da família contribui para o sucesso profissional? Quais são as realizações e projetos? Quais e quem foram suas referências? Quais são seus novos sonhos?

Neste conto de fadas da vida real, o maior inimigo pode ser o próximo. E a fada madrinha, a própria coragem e determinação.

***

Per un posto al sole: travestiti e transessuali nel mercato del lavoro formale

L’opera letteraria scritta dal giornalista Neto Lucon porta alla luce esperienza di vita di travestiti e transessuali che hanno aggirato i pregiudizi e sono entrati nel mercato del lavoro formale. Cinque professioni, cinque vite, cinque trans: esempi di nuovi orizzonti e uno spazio al sole.

Introduzione:
Il telefono cellulare che ha appena lasciato la fabbrica passa nelle mani di un imprenditore, che effettua una chiamata di lavoro internazionale. Lui, che si stava rivolgendo a una lezione alla facoltà di giurisprudenza, lasciò il figlio minore in un ospedale di Campinas. Malato, passa le cure dell’infermiera Géia, che si esibisce di notte in una discoteca frequentata dal primogenito.
Non lontano, un intellettuale portava l’ultima versione sul tema “comportamento”, scritto dall’artista Claudia Wonder. A casa, ha incontrato l’educatrice sociale Janaina, che ha informato un ragazzo su come usare il preservativo. La salutò e continuò la sua routine.

Nell’auditorium giusto, l’uomo d’affari è arrivato tardi. Spense il cellulare e si sedette accanto all’agente di polizia Mihara, che stava pianificando un altro lavoro all’interno del servizio civile. Alla fine, salutò gli oratori, salutò Mihara e, prima di prendere suo figlio dall’ospedale, si diresse verso il viale frequentato dai ragazzi delle chiamate.
Nel groviglio di vite e storie ricorrenti della nostra società, è presente e attiva una categoria discriminata: transessuali e travestiti, che aggirano i pregiudizi, superano gli stereotipi, rompono gli stigmi e conducono una vita considerata comune quando vengono inseriti nel mercato del lavoro formale.

Thayná Rodrigues è un travestito e lavora nella produzione di una compagnia di telefonia cellulare, Géia Borghi è un’infermiera e un’artista, Claudia Wonder è scrittrice e cantante, Janaina Lima è pedagoga ed educatrice sociale e Mihara, oltre a lavorare in polizia, è laureata in giurisprudenza.

Produzione, salute, comunicazione, educazione e sicurezza. Cinque transgender, cinque storie, cinque esempi che rompono lo stereotipo dei travestiti e dei transessuali della professione sessuale, della marginalità e delle professioni femminilizzanti come parrucchiere e manicure.

Come hanno fatto? Come hai affrontato un colloquio di lavoro? In che modo il mercato del lavoro riceve o espelle i lavoratori che si definiscono “travestiti” in Brasile? Soffri di pregiudizi tra i colleghi? Hai mai lavorato con programmi sessuali prima? Come hai abbandonato la vita per strada? L’accettazione della (non) famiglia contribuisce al successo professionale? Quali sono i risultati e i progetti? Quali e quali erano i tuoi riferimenti? Quali sono i tuoi nuovi sogni?
In questa fiaba nella vita reale, il nemico più grande potrebbe essere il prossimo. E la fata madrina, il suo coraggio e determinazione.


Rivivi le migliori emozioni di Miss Perù Trans 2019!

Il 14 agosto alle 21:30 (ora del Perù), 4:30 (ora dell’Italia), si è tenuto l’evento tanto atteso per eleggere la più bellezza trans del Perù, il Miss Perù Trans 2019. L’evento ha visto la presenza di numerose personalità importanti, desiderose di partecipare al magnifico Gala di bellezza trans peruviana e un pubblico meraviglioso ha affollato con orgoglio il Teatro Derrama Magisterial de Lima. Non da meno, ovviamente, erano la bellezza di ciascuna delle partecipanti, che si sono distinte per lo stile, sfilando con grazia in passerella e dimostrando tanta passione per la moda. Tutti questi elementi, hanno dato vita a uno spettacolo che ha lasciato la comunità stupita e desiderosa di una prossima edizione.

L’organizzazione è stata curata nei minimi dettagli e la classe ha imperversato insieme al glamour nel miglior evento di bellezza trans che si è tenuto fino ad oggi in Perù. Tante aspettative, tanti desideri, così tante vibrazioni positive e tanta energia sono “esplose” in presenza delle belle ragazze trans che rappresentavano con orgoglio le loro regioni e che, a parte sentirsi sotto il nervosismo caratteristico di una notte così importante, scintillavano di gioia.

Tutti uniti in un unico evento, reso possibile grazie agli sponsor di importanti aziende a livello di America Latina ed Europa: in particolare, era la prima volta che un editoriale europeo di grandi dimensioni e portata internazionale come Il Piccole Magazine ha fatto presenza in quella terra storica. L’evento, infatti, è stato trasmesso in diretta streaming per l’intero continente americano ed europeo, per far conoscere al mondo l’eccellente qualità, organizzazione e bellezza che esiste oltre ogni confine.

Tutte le Miss meritavano la corona, ma solo due sono state in grado di vincere il titolo, e proprio lì, entrambe tenendosi per mano in quell’ultimo momento. Celeste Rivasplata è riuscita a essere incoronata come la nuova sovrana Miss Perù Trans 2019, mentre Jana Pacheco è stata eletta Virreina del concorso. Lì, con l’unione di organizzazioni, personaggi, pubblico, team tecnico e media, la favolosa giornata si è conclusa sotto il luccichio dell’oro Inca.

Come sempre, Il Piccole Magazine è presente ai migliori eventi come Miss Perù Trans 2019 e accanto alla comunità LGBTQI in tutto il mondo. Prossimamente, pubblicheremo ulteriori dettagli della serata, raccontati dalle regine stesse, attraverso le nostre interviste esclusive, non perdetevele!

Rivivi tutte le emozioni del concorso, guarda l’evento completo qui!

Guarda la gallery completa dell’evento qui!

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Revive las mejores emociones del Miss Perú Trans 2019!

El pasado 14 de Agosto a las 9:30 horas de la noche (horario de Perú), siendo las 4:30 horas de la madrugada (horario de Italia), se celebró el tan esperado certamen del belleza trans mas cotizado del Perú, el Miss Perú Trans 2019.

Acompañado de tantas personalidades importantes que hicieron presencia en esta magnánime Gala de la Belleza Trans Peruana, y de un público maravilloso que vistió con honor el Teatro Derrama Magisterial de Lima,  así como de la belleza de cada una de las participantes, el estilo, la pasarela, y tanta pasión por la moda, todos juntos en un espectáculo que dejó a la comunidad maravillada y con ganas de una próxima edición.

Organización, detalles, clase, todo un derroche de glamour en el mejor evento de belleza trans que se haya celebrado hasta la presente fecha en Perú. Tantas expectativas, tantos deseos, tanta buena vibra y tanta energía que destallaba en la presencia de las hermosas chicas trans que representaron con orgullo sus regiones, y que, mas allá de sentirse bajo el nerviosismo característico de tan importante noche, destellaban de alegría.

Todos unidos en un solo evento, realizado bajo el auspicio de importante firmas a nivel de Latinoamérica y Europa, en especial la primera vez que un redaccional europeo de gran envergadura y óptimo alcance como lo es  Il Piccole Magazine hace presencia en esa e histórica tierra, transmitiendo para todo el continente Americano y Europeo este maravilloso certamen, todo con el fin de hacer conocer al mundo la excelente calidad, organización y belleza trans que existe más allá de cualquier frontera. Todas merecían la corona, pero solo dos pudieron alzarse con el Título, y justo allí, ambas tomadas de la mano en aquel momento final, Celeste Rivasplata logró coronarse como la nueva Soberana Miss Perú Trans 2019, mientras que Jana Pacheco resultó ser electa como Virreina del certamen. Allí, con la unión de organizaciones, personajes, público, equipo técnico y medios de difusión, finalizó con el brillo del oro Inca esa fabulosa jornada.

Como siempre, Il Piccole Magazine de la mano de los mejores,  de la mano del Miss Perú Trans 2019, y al lado de la comunidad LGBTQI  del mundo entero. Pronto le llevaremos detalles en vivo contados de la voz de las mismas reinas a través de nuestras entrevistas exclusivas, no te la pierdas!