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Aumento delle Carriere Alias nelle scuole italiane e polemiche in quelle britanniche.

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Che parlare di transgender crei sempre qualche scompiglio è un dato di fatto, soprattutto se si parla di scuola e di minori. Ma è bene ricordare che, episodi avvenuti nella regione Lombardia a parte, in Italia oggi sono 314 le scuole che in Italia hanno implementato la Carriera Alias, secondo i dati a disposizione di AGEDO, l’associazione di genitori, parenti e amici di persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender, + nata nel 1993, con sede legale a Torino e sede amministrativa nazionale a Milano, anche se il Ministero dell’Istruzione non ha ancora provveduto ad emanare Linee Guida specifiche per l’attivazione della Carriera Alias per studenti trans, alle quali le Scuole di ogni ordine e grado possano fare riferimento per redigere appositi protocolli. La Carriera Alias, come avevamo accennato in un precedente articolo, è un accordo di riservatezza tra la scuola, la persona trans che frequenta la scuola e la sua famiglia, se minorenne: una procedura per cui nel registro elettronico viene inserito il nome scelto dalla persona in transizione al posto di quello anagrafico, con l’obiettivo di non incappare nell’imbarazzo di dover continuamente spiegare la propria situazione ed evitare possibili episodi di bullismo, con l’ottica di prevenire un possibile abbandono scolastico. Ma forse è ancora presto perché scoppi un polverone.

In Gran Bretagna invece questa fine d’anno ha portato tante le polemiche nelle scuole: uno dei motivi, le nuove linee guida del governo britannico, emanate nei primi mesi del 2023, prevedono che gli insegnanti valutino se gli studenti che desiderano passare a un altro sesso sono stati “influenzati dai social media o dai coetanei”. Le scuole e gli istituti dovrebbero inoltre cercare di comprendere i fattori sociali o di altro tipo che possono aver influenzato il bambino (se per esempio un bambino si sente spinto a identificarsi in modo diverso perché semplicemente non si allinea agli stereotipi associati al suo sesso).

Gillian Keegan, segretario all’Istruzione, e il ministro per le Pari opportunità, Kemi Badenoch, hanno stilato le bozze delle linee guida con l’idea che non vi siano doveri o obblighi per scuole e istituti di permettere agli studenti di cambiare i loro nomi, i loro pronomi o le loro uniformi preferite, la cosiddetta transizione sociale. In ogni caso viene sottolineato che i genitori dovrebbero essere coinvolti in qualsiasi decisione che abbia per oggetto le richieste di transizione, che gli insegnanti devono informare i genitori se il loro figlio richiede un cambiamento e che devono adottare un approccio cauto, senza prendere decisioni affrettate.

Le indicazioni prevedono anche che le scuole mantengano servizi igienici e spogliatoi separati per ciascun sesso dopo gli otto anni, che il personale e gli studenti possano ignorare i pronomi preferiti dai bambini in transizione sociale e che le attività sportive e di educazione fisica siano separate per sesso se ci sono problemi di sicurezza. Ovviamente i gruppi per i diritti lgbt+ britannici che sostengono il diritto dei bambini alla transizione scolastica hanno criticato la bozza di guida definendola pericolosa e inattuabile.

Inevitabile che queste “linee guida” abbiano immediatamente diviso i sostenitori: l’ex primo ministro Liz Truss ha affermato che sarebbe necessaria una nuova legislazione, mentre i responsabili di Barnardo’s, NSPCC e Children’s Society, tre importanti associazioni benefiche per l’infanzia, hanno dichiarato che il benessere dei singoli bambini dovrebbe essere la considerazione principale della guida.

Certo è che appare sempre più complesso trovare linee guida perfettamente condivise e soprattutto che siano in grado di valutare adeguatamente i percorsi, e che non siano diktat ideologici che valgono solo sulla carta o a scopo elettorale, specialmente dopo le mille problematiche che sorgono ormai in ogni attività dallo sport alla scuola e i primi dietrofront legati alla salute dei pazienti negli Stati Uniti riguardo alla transizione adolescenziale.

FONTE IMMAGINE: https://www.thepinknews.com/2023/12/08/trans-education-popnolly-schools/

Numa