News cultura Costume & società

Attacchi surreali alla Stand Up Comedy dalla comunità lgbtq+

Share:

È quanto meno bizzarro che dopo anni di lotta, proprio le persone che dovrebbero essere più comprensive e inclusive si scaglino con motivazioni assurde contro le commedie che Netflix ha portato con grande successo sul piccolo schermo. Certo, commedie anti woke, che finalmente ironizzano su tutto, senza piegare la testa al politicamente corretto, perché è bene ricordare che il wokismo è l’anticamera del pensiero unico, e senza il politicamente scorretto probabilmente non avremmo nemmeno la lotta per i diritti e l’accettazione della diversità.

È verissimo, sacrosanto, che nel mondo reale le persone trans continuano a scontrarsi con le discriminazioni in tutti i  settori, a partire dalla scuola e dal lavoro o negli ospedali, ma demonizzare la commedia che da sempre è strumento di verità, attraverso la comicità, è quanto meno surreale.

Nell’ultimo anno, Netflix è stata pesantemente criticata per i suoi Specials comici, in particolare per gli show comici come il recente “Armageddon” di Ricky Gervais (Il comico fu criticato anche per il suo spettacolo “Supernature” da GLAAD, la Gay and Lesbian Alliance Against Defamation che rilasciò una dichiarazione riferendosi allo stand-up di Netflix come pericolosi, anti-trans mascherati da barzellette). Ma Gervais spiega per filo e per segno durante lo spettacolo che si tratta di una stand up comedy e ironizza su tutto, dai bambini ai woke, passando anche per alcune figure della comunità lgbt+ ed è evidente che solo chi ha l’animo avvelenato trova a tutti i costi nelle battute del comico inglese elementi di transfobia, di odio o un tentativo di discriminazione, perché è un dato di fatto, quando qualcosa diventa popolare inevitabilmente diventa pure oggetto di satira e comicità, è sintomo della popolarità acquisita da un determinato argomento e soprattutto che un tema delicato e fino a poco tempo fa letteralmente confinato dentro alte mura come questo, sta ora diventando comune e discusso tra le persone, anche in mezzo alla popolazione più inconsapevole, in altre parole: è l’inizio della consapevolezza e dell’accettazione, che non coincide necessariamente con il pensiero di un popolo. Perché è bene ricordare che un pensiero calcato a forza non è un pensiero democratico e che tutti devono essere liberi di pensare ciò che desiderano senza nuocere agli altri. E’ la base dei diritti. E a Gervais va reso il merito di diffondere sempre più certe tematiche e fare in modo che se ne parli.

Al comico di successo inglese si può forse imputare il cattivo gusto di portare in scena certe battute decisamente volgari e pesanti, ma le battute sono rivolte a tutti, senza esclusione di colpi. Totalmente insensate le accuse della comunità contro la commedia e contro l’ironia pungente delle stand up comedy, accuse che parlano di razzismo e incitamento all’odio. La società è varia, fortunatamente.

La commedia, dato di fatto nei secoli dei secoli, lo è sempre stato, da Plauto a Moliere, ai film di Pietro Germi, fino agli stand up comedian anche sconosciuti ma sempre graffianti, è uno strumento molto importante per far comprendere i meccanismi della società in tutta la sua assurdità e spesso fare dell’ironia serve proprio a far passare pensieri difficilmente accettabili e a sferzare la politica, i potenti e il pensiero che non funziona, e che se imposto non funzionerà mai, nemmeno in nome dei diritti e del politically correct da sempre nemico di ogni arte e di ogni libertà.

Variety ha dichiarato che Netflix afferma di non tollerare la discriminazione di alcun tipo ma che sulla piattaforma esiste una ricca programmazione per la più ampia varietà di pubblico e gusti e se gli spettatori lo trovano inappropriato, Netflix potrebbe non essere il posto migliore per loro.

Lunga vita alla commedia.

FONTE IMMAGINE: https://www.newstatesman.com/comment/2024/01/ricky-gervais-armageddon-comedy-david-brent

NUMA