Amante vecchia è un articolo pubblicato sul webzine piccole magazine by piccoletrasgressioni.

amante vecchia è scritto da mirco gallerani.

amante vecchia racconta le storie delle amanti dei reali del passato.

l’ amante vecchia narra le virtù amorose delle donne che seducevano i reali.

il titolo dell’articolo è: Amante vecchia.

A partire dal 1714, la dinastia tedesca degli Hannover salì sul trono d’Inghilterra ed i fasti di corte furono notevolmente dimensionati, ma l’abitudine del re di avere delle amanti rimase.
Così la regina Carolina d’Inghilterra, a proposito delle amanti del consorte, un giorno disse: “la loro presenza le spiaceva perché dava scandalo, ma che da parte sua non se ne curava più di quanto le interessasse sapere se il re andava al gabinetto”.
Il marito di Carolina di Brandeburgo-Ausbach, il futuro Giorgio II, quando era ancora il principe Giorgio Augusto di Hannover, aveva scelto come amante la trentenne Henrietta Howard, che era graziosa simpatica e discreta.
Henrietta era descritta come “garbata con tutti, amichevole con molti, ingiusta con nessuno”.

La Regina Caroline Ansbach - amante vecchia

Carolina, sensibile ed intelligente, accettava di buon grado questa amante perché comprese che non avrebbe depredato il tesoro reale, non l’avrebbe snobbata quando fosse diventata regina, non avrebbe intrigato per acquistare potere politico e non avrebbe fomentato altri problemi.
Carolina saggiamente preferiva sopportare una che disprezzava, piuttosto che fare spazio ad una nuova amante, che il marito amasse davvero.
Henrietta, come la maggior parte delle amanti reali divenne dama di compagnia della regina, ma la sua posizione non era particolarmente invidiata, perché Giorgio andò controcorrente amando la moglie e sopportando l’amante: strano, ma può succedere questo anche oggigiorno.
Tuttavia, Giorgio II sebbene ritenesse che Carolina fosse la donna più bella, intelligente ed affascinante del mondo, era anche dell’opinione che per un re un’amante fosse un accessorio indispensabile.
Giorgio andava dunque ogni sera a far visita all’amante, ma la maggior parte dei cortigiani ritenevano che di solito passassero la serata giocando a carte.
Nel 1722, dopo i quarant’anni, Henrietta cominciò ad avere forti problemi di udito fino a diventare prematuramente e completamente sorda.

Re Giorgio secondo d'inghilterra

Poiché Giorgio apprezzava in lei le doti di ascoltatrice, la sordità lo infastidì notevolmente e divenne sgarbato verso l’amante sorda; tuttavia preferì non congedarla definitivamente.
Nel 1729, il marito di Henrietta, che da 15 anni viveva separato dalla moglie, decise di non potere più sopportare una simile umiliazione e le ordinò di tornare a vivere con lui.
Howard, il marito di Henrietta, riuscì ad ottenere che l’autorità giudiziaria emettesse un mandato che lo autorizzava a riportarla a casa con la forza ovunque fosse riuscito a trovarla.
Allora, Henrietta si rifugiò nel palazzo reale senza più uscirne.
La regina, preoccupata per il fatto che il re non voleva più Herietta ed il marito si, si adoperò per proteggerla nel palazzo reale.
Infatti, se Henrietta se ne fosse andata, Giorgio si sarebbe sentito in dovere di scegliersi un’altra amante ufficiale, e la nuova favorita poteva non essere altrettanto malleabile.
Il brutale signor Howard, spesso arrabbiato, raramente sobrio, cercò di avvicinarsi alla carrozza della regina minacciando di prelevare la moglie; allora Carolina ed il re decisero di fare qualcosa.

Miss Henrietta Howard - amante vecchia

Una soluzione era consegnare 1.200 sterline l’anno a Howard purché lasciasse in pace la moglie, alche però la regina obiettò che le sembrava eccessivo no solo “tenersi in casa le sgualdrine del marito, ma addirittura pagarle”.
Invece, Giorgio pagò le 1.200 sterline l’anno, che era indubbiamente quello cui aveva aspirato Howard, quando aveva montato l’intera vicenda.
Al signor Howard venne chiesto di firmare un documento di liberatoria, con il quale si impegnava, nei confronti di Henrietta, a non procurarle in futuro alcun disturbo.
Regolata la faccenda, il re continuò a pagare 1.200 sterline l’anno per possedere una donna che non gli interessava affatto, ed il signor Howard le ricevette per lasciare la moglie che gli sarebbe dispiaciuto doversi tenere: una vera commedia buffa!
Nel 1734, Giorgio prese a maltrattare Henrietta per l’amicizia che la legava a numerosi uomini importanti, tra cui il poeta Alexander Pope, i cui versi sarcastici erano fortemente critici verso la corona, e quando Carolina rimproverò il marito per il modo villano con cui trattava Henriette, re Giorgio replicò infuriato: “Perché diavolo vuoi farmi trattenere una bestia vecchia, noiosa, sorda e fastidiosa quando finalmente mi capita l’occasione buona per liberarmene?”.

Sir Alezander Pope

Così finì una relazione durata vent’anni: non molto tempo dopo, Henriette rimase improvvisamente vedova e ben presto si risposò.
Quando la regina informò il marito dell’avvenuto matrimonio, re Giorgio rise di gioia e disse: “ La mia vecchia amante ha sposato quel vecchio spilungone di George Berkeley e mi fa proprio piacere. Non farei mai un regalo simile ai miei amici, ma quando i miei nemici mi portano via qualcosa, piaccia a Dio che lo facciano sempre così”.
Non fu certamente un modo elegante ed affettuoso per congedare un’amante a cui si era stati legati per tanti anni, ma Henrietta se la cavò benissimo.
Il matrimonio con “il vecchio” George Berkeley, che in realtà aveva 12 anni meno della sposa, fu molto felice.
Henrietta morì vent’anni dopo il secondo marito e visse confortevolmente nella sua tenuta di campagna.

Come temeva Carolina, Henrietta venne sostituita da amanti più giovani, più belle e più intriganti.
Nel 1737, in punto di morte a seguito della rottura dell’ombelico, con le viscere trattenute all’interno del ventre da asciugamani, la regina cosciente fino alla fine, suggerì al marito di risposarsi.
Il re, che le rimase accanto in quegli ultimi terribili e dolorosi momenti, giurò di non risposarsi mai più e di avere soltanto delle amanti.
Oh, mio Dio!”, esclamo in francese la regina morente, con il suo solito senso pratico, “non è che ci sia molta differenza !”.

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