Una discriminazione da Medioevo: è quella che ha subito un uomo nei giorni scorsi, presentatosi al pronto soccorso dell’Ospedale di Alessandria per un fortissimo mal di testa. Visto che le prime cure non erano state sufficienti, si era deciso per un suo trasferimento nel reparto Malattie Infettive.
Fin qui sembra una storia banale, almeno fino al momento delle dimissioni, quando il paziente ha riferito di aver riscontrato un atteggiamento strano e insolito da parte del medico curante.
Per esempio, gli è stato fatto il test dell’HIV e gli è stato domandato se l’uomo che lo accompagnava era il suo fidanzato. Fino al referto choc che si legge nella lettera di dimissioni: “Nega allergie, fumatore, omosessuale, compagno stabile“.
Da qui la reazione arrabbiata dell’uomo, che si è visto leso anche nella privacy e che ha dichiarato alla Stampa: “e se io non volevo che il mio medico curante sapesse che sono gay?”.

Alessandria: umiliato in ospedale perché gaySubito le associazioni Lgbtq* hanno richiesto un incontro con la direzione sanitaria che si è detta pronta, in caso, di proporre “un percorso di sensibilizzazione sui temi dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere che coinvolga tutto il personale medico- infermieristico”.
Anche l’assessore comunale alle Pari Opportunità, Cinzia Lumiera si è espressa a favore del paziente discriminato: “Alessandria ha partecipato con calore e convinzione alla parata dell’orgoglio gay del 1° Giugno. Non si può associare la città a ciò che viene raccontato sull’episodio in ospedale, cioè di un uomo ricoverato per un grave mal di testa e dimesso con la specifica nell’anamnesi che era omosessuale, con un compagno stabile”.
Da parte sua, il segretario regionale del Pd, Paolo Furia, sottolinea come questo episodio sia “inaccettabile” e si rammarica del fatto che nel 2019, ancora si debba precisare che l’omosessualità non è una malattia: “inseriremmo mai in una lettera di dimissioni ‘eterosessuale con fidanzata’?“.

La posizione della direzione dell’Ospedale di Alessandria quale è invece? “La Struttura di Malattie Infettive – si rammaricano – segue da anni centinaia di pazienti con vari orientamenti sessuali senza alcun pregiudizio e senza che con alcuno siano mai evidenziati problemi.
Ci dispiace molto se in questo caso il paziente possa essersi sentito discriminato. Ma una anamnesi deve raccogliere tutte le informazioni personali e cliniche utili all’eventuale processo di cura. Sono dati sensibili che appartengono soltanto al rapporto strettamente personale fra medico e paziente e sono tutelati dalla riservatezza della cartella clinica. Nel caso specifico, l’informazione è stata concordata tra il medico e il paziente, il quale ha anche voluto che il redattore sottolineasse alcuni aspetti e ne omettesse altri”.

Non resta che attendere l’incontro chiarificatore e sperare che si sia trattato solo di uno spiacevole malinteso, senza volontà realmente discriminatorie.