All’anagrafe è Leonardo, ha 23 anni, ma per tutti è Ginevra. E’ la responsabile dello sportello trans aperto martedì scorso in via Garbini 51. Un servizio offerto da L’Altro Circolo – centro culturale di iniziativa omosessuale ed è rivolto a tutte le persone transgender e a chi ruota e vive intorno a loro alla scopo di aiutare le une e sensibilizzare le altre.

E’ stato inaugurato martedì scorso alla presenza di Gian Carlo Mazza, presidente de L’altro Circolo di Ginevra, Grazia Bandiera, psicoterapeuta e sessuologa e Alba Montori, storica attivista del Movimento liberazione contro tutte le discriminazioni di genere. Lo sportello è aperto tutti i martedì dalle 12 alle 15. Offre consulenza sull’iter sanitario, consulenza sull’iter del transito, assistenza legale, mediazione culturale e supporto psicologico. Inoltre sono stati organizzati gruppi di aiuto MtF e FtM, iniziative culturali di sensibilizzazione sulle tematiche transgender.

Ginevra, la responsabile dello sportello, si racconta così: “sono un trans. Sento il bisogno di battermi per ciò in cui credo: aiutare le persone che nascono di un determinato sesso ma sentono di appartenere ad altro. Le voglio aiutare a raggiungere il giusto genere sessuale, quello che le identifica meglio e che, non è detto, sia quello della nascita”.

E prosegue: ‘‘all’età di 12 anni ho iniziato a vestirmi di nascosto, di notte da ragazza. Era un po’ come vivere una vita parallela. Sono fiera della furbizia con cui l’ho fatto perché per quattro anni non si è accorto di nulla nessuno. Poi una notte mia madre è entrata in camera e mi ha visto vestita da donna e mi ha detto: ‘Leonardo fa questa cosa alla luce del sole perché pensavo di beccarti a fumare’ e se ne andò nell’altra stanza a prendersi un caffè’’.

E’ stata la stessa mamma a darle il nome di Ginevra. ”Nella scelta del nome non sono stata libera. Mia madre infatti mi ha detto: io ti ho partorito e io ti dò il nome’‘.

Ma il cambiamento di sesso per Ginevra non è ancora arrivato prima ci sono gli studi da terminare. ”A livello psicologico è come se morissi ogni volta che mi guardo allo specchio. Il fatto di dovermi fare la barba per me non è naturale. Quindi, sicuramente, farlo il cambio di sesso ma prima devo pensare al mio futuro e a completare gli studi. Ho scritto sette libri mi interesso di cultura e politica e con l’Erasmus + ho vissuto sette mesi in Lettonia dove ho scoperto l’amore per le politiche europee.”

Prosegue poi: “Quando sono tornata ho aperto la sezione di Viterbo della Gioventù federalista europea che si occupa, tra le altre cose, anche di promuovere la buona informazione sulle tematiche europee. Non sono però diplomata, ho smesso la scuola in quarto superiore. Per cui prima del cambio di sesso, che è un percorso lungo, voglio concludere gli studi”.

Ginevra spiega che chi decide di compiere la transizione, deve fare un lungo percorso interiore di autoaccettazione, un percorso estremamente difficile “perché la società ci vede per ciò che siamo fisicamente. L’accettazione di se stessi richiede un impegno assurdo’. E’ ciò che siamo realmente interiormente a determinate la cosa più simile alla nostra natura e non quello che siamo fisicamente”.