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A Hong Kong vince la riassegnazione del genere

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Ma come fa notare Henry Edward Tse, attivista trans e fondatore dell’associazione “Transgender equality Hong Kong”: “La nuova politica governativa è ancora problematica dal punto di vista dei diritti umani, ma almeno è un passo avanti”. Il governo di Hong Kong stabilisce ancora condizioni pesanti e invasive, atti di barbarie, come la rimozione del seno per gli uomini trans e del pene per le donne trans.

Il governo di Hong Kong ha comunicato la sua decisione attraverso un comunicato ufficiale: con più di un anno di ritardo, le autorità del paese asiatico hanno legittimato la sentenza del febbraio dell’anno scorso attraverso cui viene stabilito che il genere può essere cambiato senza il ricorso all’operazione che annulla la capacità riproduttiva delle persone trans, politica clinica diffusa in numerosi paesi asiatici. Questa decisione rispettosa della vita e del corpo delle persone trans è stata presa “dopo aver considerato con prudenza gli obiettivi politici, i pareri legali e medici, e le pratiche pertinenti all’estero” ha reso noto il governo.

“A Hong Kong la carta di identità è necessaria anche per accedere a ospedali, bagni pubblici, edifici residenziali, banche. È obbligatorio portarla con sé, per non rischiare guai se non ce l’hai” dichiara ancora Henry Edward Tse ricordando di aver passato più di sette anni tra tribunali, campagne e azioni di sensibilizzazione, e di aver intrapreso una battaglia legale contro il governo che prosegue dal 2017.

Henry Edward Tse ha compiuto la transizione f to m, cioè da “femmina verso maschio”, mentre viveva e studiava in Gran Bretagna. Poi è tornato a Hong Kong per lavoro.

“Non essere riuscito a farmi riconoscere il cambio di genere mi ha creato problemi: non sono più andato in piscina, né in nessun altro luogo in cui il mio genere fosse messo in questione. Ho smesso in andare in banca, preferivo usare il bancomat”.

Secondo la legge vigente a Hong Kong, per ottenere il riconoscimento del cambio di genere sulla sua carta di identità avrebbe dovuto farsi mutilare irreversibilmente e farsi asportare integralmente l’apparato riproduttivo. Henry Edward Tse ha intrapreso quindi una battaglia legale arrivando fino alla Corte finale di appello di Hong Kong e a febbraio del 2023 ha vinto la causa, ma dopo più di un anno, nonostante l’esito positivo della sentenza, il dipartimento per l’Immigrazione di Hong Kong non aveva ancora approvato le sue richieste di modifica dei documenti.

“Ho dovuto aspettare mesi e mesi per il cambio dei documenti, quindi ho fatto causa al governo di nuovo a marzo 2024. Per tutto questo tempo ho continuato a soffrire l’umiliazione di avere una carta di identità sbagliata. Ho chiesto un risarcimento per danni psicologici ed emotivi. Poco dopo hanno deciso di approvare le richieste di modifica. Ma la nuova politica non mi toglierà il dolore che ho provato fino ad oggi”.

L’entrata in vigore di questa sentenza è di certo una vittoria ancora non completa, ma pur sempre una vittoria per l’intera comunità trans di Hong Kong, che fa compiere un passo nel futuro.

FONT IMMAGINE: https://www.repubblica.it/esteri/2023/02/07/news/hong_kong-386873683/