8 marzo LGBT+: Eloisa parla di transessualità sui social Costume & società Eventi ed Intrattenimento

8 marzo LGBT+: Eloisa parla di transessualità sui social

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Oggi, 8 Marzo, è la Giornata Internazionale dei diritti della donna. Come ogni anno in questa giornata si ricordano le conquiste sociali, economiche e politiche ma anche le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora protagoniste in tutto il mondo. Viene comunemente chiamata Festa della donna anche se l’importante non è la festa ma la riflessione legata a questo giorno. L’ONU da anni invita e spinge tutta la popolazione ad adoperarsi affinché si possa raggiungere una effettiva parità di genere entro pochi anni.

8 marzo LGBT+: Eloisa parla di transessualità sui socialE a proposito di genere, sempre più spesso è stato lanciato il messaggio che questa festa è per tutte coloro che si sentono donna. Una giornata inclusiva insomma e non solo per le donne biologiche.
Per questo vi presentiamo di seguito una bellissima intervista a Eloisa di Gay. it. Questa giovane influencer trans ha deciso per parlare di transessualità su Instagram e YouTube. In molti negli ultimi periodi stanno usando internet per lanciare messaggi LGBT+, ma conosciamo meglio insieme Eloisa…

Ciao, Eloisa, intanto presentati al pubblico!
Ho 30 anni, sono nata a Milano da genitori siciliani e il mio nome è Eloisa, lo ho usato come nome del canale perché è molto semplice. Non è un nome molto comune, quindi ho pensato che andasse bene come brand, e infatti molte persone non sanno che sia un nome di persona. E tra poco sarà anche sui miei documenti. O almeno lo spero: con la pandemia mi hanno rinviato due volte l’udienza per cambiare i documenti. Nella vita faccio quello che vedi online: da più di due anni faccio video di divulgazione su YouTube, inizialmente legati soprattutto alla transessualità. Però poi mi sono un po’ espansa su concetti come genere, sessualità, femminismo… perché se parli di transessualità e vuoi parlarne in modo completo ci sono tanti altri argomenti che si intersecano. Ma cerco di non divagare troppo per mantenere una certa coerenza con il brand, perché quando parli di tutt’altro la gente semplicemente smette di vedere i video.

8 marzo LGBT+: Eloisa parla di transessualità sui socialQuindi tu ragioni come un brand.
Quando si  è esposti online in questo modo e si ha un pubblico (e io sono consapevole di avere un pubblico), quel pubblico è lì per vedere certe cose. So che le persone mi seguono perché sono io, ma anche perché parlo di determinati argomenti in un determinato modo, e a questa cosa qui faccio molta attenzione perché è anche una questione di rispetto verso le persone che mi seguono. Ho fatto degli esperimenti, parlando di altre cose, ma non sono mai andati benissimo. Comunque non mi faccio influenzare eccessivamente: se c’è qualcosa a cui tengo ne parlo. Però cerco di non divagare troppo. Poi c’è una questione di chiarezza del messaggio: se io voglio divulgare sulla transessualità e mi metto a parlare di centomila altre cose rischio di inquinare il messaggio originario. A volte è semplicemente più semplice parlare di una cosa alla volta.

Perché hai deciso di dichiarare la tua transessualità? Non eri obbligata, potevi iniziare a fare la YouTuber e parlare di cambiamento climatico, o di fisica, o di quello che volevi, senza dire che sei trans perché alla fine sono anche fatti tuoi.
A livello personale, è più facile vivere se la gente non sa che sei trans. Pensa che tu sia cis, e ti tratta come tratterebbe una persona cis, senza mettere in gioco tutti i pregiudizi e le discriminazioni che mette in gioco quando scopre che sei trans.  E magari mi dicono “ma come sembri una ragazza normalissima” o “ma come sei così bella.” Commenti magari in buona fede ma palesemente dovuti a ignoranza e pregiudizi. Il passing [sembrare una persona cis] rende più semplice anche girare per strada: quando inizi a vivere secondo il tuo genere, all’inizio della transizione, soprattutto se sei una donna trans per strada la gente ti guarda, ti insulta, ti tratta immediatamente come una prostituta. Riuscire a passare per una persona cis rende tutto più facile, ed è un privilegio che ho rispetto ad altre donne trans. Però nella mia vita pubblica ho pensato che fosse utile dichiarare la mia transessualità. Non volevo nascondere niente, non volevo dover evadere la discussione se qualcuno avesse fatto insinuazioni. È un’arma che le persone non possono usare contro di me. E a livello sociale, credo sia utile (ma non lo consiglierei ad altre persone trans) che ci siano volti legati al mondo trans che non seguono lo stereotipo raccontato dai telegiornali.

8 marzo LGBT+: Eloisa parla di transessualità sui socialCome hai iniziato?
Era da anni che volevo aprire un canale YouTube ed espormi perché è un’attività che mi piace. Quando ho iniziato la transizione mi sentivo sufficientemente sicura con me stessa, con la mia immagine, da espormi con dei video. Che non è una cosa semplice per una persona trans, è una sorta di un secondo coming out pubblico. Ma alla fine ho deciso che i pro bilanciavano i contro, e volevo uscire dalla mia comfort zone. Avrei potuto parlare di altro, ma ho pensato che se mi presentavo coma una donna trans senza spiegare niente il mio pubblico sarebbe potuto essere transfobo nei miei confronti, anche senza volerlo, perché la maggior parte delle persone comunque non è informata su questi temi. Quindi ho pensato che prima di parlare di qualsiasi altra cosa avrei dovuto educare il pubblico e spiegare almeno come si parla a una donna trans. Ma a quanto pare spiegare queste cose è una cosa che mi riesce bene, quindi ho deciso di continuare a parlarne.

E prima di YouTube cosa facevi?
Ho fatto l’università per diversi anni. Ho studiato prima Comunicazione, una facoltà molto versatile che mi ha insegnato molte cose (antropologia, marketing, psicologia, linguistica…) che mi sono tornate utili per YouTube. Però all’epoca cambiai facoltà dopo un paio di anni e sono andata a Fisica. Ero sempre stata appassionata di materie scientifiche. Ho smesso prima della laurea perché ho iniziato a lavorare in un’azienda che faceva investimenti in startup (e ho fatto altri lavoretti prima). Ho lavorato per un po’ in ambito finanziario/tecnologico e ho smesso con l’obiettivo di fare altro in autonomia, cioè il canale YouTube. Che non è molto remunerativo devo dire.

8 marzo LGBT+: Eloisa parla di transessualità sui socialRiesci a campare con questo lavoro di divulgazione online?
No, se dovessi mantenermi interamente da sola al momento non ce la farei. Ma l’obiettivo è quello: per me questa è una scelta professionale, mi piacerebbe fare divulgazione come lavoro.

Come è cresciuto il tuo canale?
La crescita è molto lenta. Secondo la mia stima ottimistica iniziale alla fine del primo anno avrei avuto mille iscrizioni al canale, però la crescita non è lineare e ho passato mesi e mesi con un centinaio di iscrizioni. Che non è poco: ero già uno dei canali di persone trans più rilevanti in Italia. Poi a un certo punto, dopo quasi un anno, un video che avevo fatto mesi prima, sulla terapia ormonale, è diventato virale. Non c’è stato alcun controllo da parte mia, semplicemente YouTube ha deciso di suggerire questo video alle persone, e ora ha decine di migliaia di visualizzazioni. E i miei iscritti son passati da 500-600 a 5000-6000. Da quel momento, la crescita è stata stabile su YouTube, e sono più che altro cresciuta altrove, su Instagram. Si cresce grazie a collaborazioni, perché quando collabori con altre persone le due comunità si uniscono e c’è un possibile travaso, e per viralità.

Fai contenuti molto specifici su Instagram, come le tue FAQ IT, in cui rispondi a “domande frequenti” sulla transessualità.
Io uso meno social possibili, soprattutto da quando sono esposta al pubblico come creatrice di contenuti. Per il mio benessere mentale. All’inizio Instagram lo usavo solamente per pubblicizzare dei contenuti che facevo, senza creare contenuti specifici. La qualità era bassina. Però ho scoperto che Instagram mi era molto più utile di YouTube per connettermi con altri creatori e altre creatrice di contenuti, mi ha inserita in una comunità più ampia di attivisti, divulgatori e divulgatrici… E col tempo è diventato naturale inserirmi in dibattiti in corso attraverso Storie, diventando parte di questa comunità, e ho deciso di iniziare a creare contenuti specifici per Instagram, come i FAQ IT, che volevano essere un modo per ridurre in un formato più facilmente digeribile e condivisibile quello che magari spiegavo nelle Storie o su YouTube. Di recente ho anche cambiato smartphone e posso finalmente iniziare a fare anche Storie video (prima erano solo scritte). Poi ho anche contenuti specifici per chi mi supporta.

8 marzo LGBT+: Eloisa parla di transessualità sui socialQuesta è una domanda simile a quella che qualsiasi persona non sia un uomo bianco eterocis riceve parlando di qualsiasi ambito: com’è essere un volto pubblico, trans, che parla di transessualità su internet in un Paese in cui ancora i telegiornali nazionali dicono “il trans” per indicare una sex worker donna trans?
A questo punto è abbastanza alienante, a causa del contrasto tra la mia bolla (la mia vita personale e pubblica all’interno della mia comunità) e il mondo fuori dalla mia bolla.

Come scegli con chi collaborare, chi ospitare, da chi essere ospitata e così via? Come spiegavi, le collaborazioni sono una parte importante della vita dell’influencer, ma vuol dire anche aprirsi alle comunità delle persone con cui collabori, e questo può essere un rischio.
Sto estremamente attenta alle collaborazioni che faccio e alle persone con cui mi lego. Non sempre è facile: magari fai un’intervista con una persona, non ti sembra transfoba e non è transfoba, ma viene fuori che è razzista e attira un pubblico di persone razziste. Non vorrei attirare nel mio pubblico persone che danneggerebbero la mia comunità. Poi io non sono una che vuole partecipare a dibattiti sul se e perché io debba avere diritti. Certe cose le do per scontate non sono tema di dibattito, e non spendo le mie energie a convincere un pubblico di persone transfobe che merito rispetto come essere umano.

Sì, si crea questa situazione assurda in cui ti meriti dei diritti in base alla tua abilità retorica nel dibattito.
Il punto è che anche se sei convincente, la situazione è costruita a tuo svantaggio. Il dibattito su questi temi è un gioco costruito per farti perdere. Non posso mettermi a dibattere con chi non ha mai aperto un libro sul tema, non conosce persone trans, non vive l’esperienza trans direttamente e magari l’unica cosa che ha sentito la ha letta su qualche giornale di estrema destra. Io non faccio un dibattito, io ti spiego queste cose.

…e allora non ci resta che fare i nostri più sinceri auguri a tutte le DONNE!

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