Si narra che nel IX secolo d.C. il califfo Al-Mutawakkil avrebbe posseduto 4mila concubine..
La poligamia sarebbe stata legalizzata da
Maometto allo scopo di assicurare una vita rispettabile alle vedove, oppure, sarebbe la continuità delle tradizioni tribali in Medio Oriente.
Qualunque sia l’origine della poligamia nell’Islam, essa viene vista come la volontà di Allah per aiutare l’uomo a non macchiarsi del reato di adulterio e gli concesse di sposare fino a quattro mogli.
Maometto non era un asceta; era profondamente umano e conosceva bene le passioni del corpo.

Maometto e la poligamia

Il Profeta con le sue mogli e concubine fornì l’esempio a tutti i Mussulmani.
Un detto di Maometto recita: ”Tre cose io amo al mondo: la preghiera, i profumi e le donne”.
Le residenze dei califfi, considerati successori del Profeta, si ispirarono alla rigida separazione degli spazi, per cui gli ambienti destinati alle donne erano proibiti agli uomini che non fossero parenti.
Così nacque l’harem, una parte del palazzo dove poteva accedere solo il sovrano ed i suoi eunuchi.
Nel secolo scorso molti paesi di religione islamica hanno regolamentato la poligamia, mentre
Tunisia e Turchia l’hanno abolita.
Nei paesi islamici un uomo può sposare una nuova moglie solo se ottiene il consenso della o delle precedenti e deve dimostrare di poterle mantenere, assicurando a ciascuna di esse un uguale tenore di vita.

L'harem

La sessualità fa parte dell’islam, che vanta una delle più vaste produzioni di opere letterarie erotiche, esistenti al mondo.
Questa letteratura contiene trattati di anatomia illustrati in ogni dettaglio, romanzi di avventure erotiche e pornografiche, poesie erotiche, manuali con descrizione minuziosa delle pratiche più spinte.
Molte di queste opere sono considerate oscene e proibite in molti paesi, ma mostrano la reale concezione della sessualità del mondo mussulmano.
I racconti erotici di “Mille ed una notte” anticipano l’opera Così fan tutte, creata nel 1790 da Mozart e dal libertino Lorenzo da Ponte.
Infatti, in un racconto, il fratello del califfo, per dimostrargli la vera natura delle donne, lo convince ad appostarsi segretamente nell’harem e nascosto assiste alla scena della moglie che viene soddisfatta da una ventina di prestanti schiavi.
In un altro racconto dal titolo
Il Giardino profumato, il narratore traccia il ritratto dell’uomo che piace alla donna:”E’ colui che ha un membro grosso, forte, vigoroso e duro, lento a eiaculare e, dopo che ha emesso il seme, subito pronto a una nuova erezione”.

libro con il titolo il giardino profumato

Nell’erotismo mussulmano c’è anche l’omosessualità, nonostante le condanne ufficiali; un poeta alla corte del sultano cantava: “Non c’è niente di meglio di quattro palle che sbattono e fan vento” (Abu Nuwas 750-810 d.C.).
Nel Libro dei consigli, un padre dice al figlio: “Non limitare la tua preferenza a un sesso solo; puoi trarre piacere da entrambi, senza che nessuno ti prenda in antipatia”.
Il potere di sedurre dei giovani efebi, adolescenti effeminati, fu colto da Maometto, che esortava a guardarsi: “ dai figli dei ricchi, la cui bellezza è fonte di danno più grande delle vergini”.
Per questo i rapporti omosessuali furono severamente proibiti dal diritto islamico.
Il Corano parla della sodomia che viene punita con una pioggia di pietre di argilla infuocata.

La giurisprudenza islamica prese alla lettera questo passo e gli omosessuali venivano lapidati.
L’ultima esecuzione di questo tipo risale al 1998 in Afghanistan, nella città di Kandahar.
Comunque, l’omosessualità è praticata in ogni paese mussulmano, anche se non viene ammessa.
La rigida separazione tra i sessi contribuisce durante la pubertà a creare rapporti tra i ragazzi.
“In tutte le società dove il gruppo prevale sull’individuo, le apparenze sono sempre da salvaguardare. Quella che a noi sembra solo ipocrisia, nell’islam è sempre servita a mantenere l’ordine, evitando trasgressioni plateali”, così ci dice un’esperta antropologa.
Quel che è certo è che la donna, nella sessualità islamica, è stata sempre segregata.

La cultura araba fu così fin dai primi passi della religione mussulmana.
L’avvento del Dio unico soppresse il culto delle divinità femminili, sancendo il trionfo del maschio sulla femmina e la fine della donna come simbolo dell’amore, della vita, della fertilità.
A questa eclisse corrispose uno svilimento della condizione sociale della donna, che così veniva vista solo come strumento al servizio dell’uomo.
E peggio, secondo una sociologa “la donna divenne simbolo dell’irragionevolezza e del disordine, discepola del diavolo. E l’eccitazione che provoca divenne un incubo, impedendo all’uomo di controllarsi”.
Ecco perché, nel Corano, si legge: ”gli uomini sono preposti alle donne”.