Sabato 17 marzo, presso l’Auditorium dell’Ospedale “Versilia” di Lido di Camaiore, si è tenuta la proiezione del docufilm “Da idea sperimentale a esperienza consolidata: Consultorio Transgenere, 2008-2018, dieci anni insieme, realizzata in collaborazione con Piccole Magazine con relativa conferenza stampa.
La presentazione ha voluto celebrare l’importante traguardo dei dieci anni di attività del Progetto Consultorio Transgenere di Torre del Lago Puccini, con i risultati raggiunti, gli obiettivi futuri, le ricadute positive sulla vita delle persone transgender e il lavoro di rete con le altre realtà sanitarie e associative della Regione Toscana e di tutto il territorio nazionale che si occupano d’identità di genere.
All’evento erano presenti diverse autorità, tra cui il sindaco di Viareggio Giorgio del Ghingaro e di Fabio Michelotti, medico dirigente nella Versilia che ha fatto i saluti anche da parte della Dott.ssa De Lauretis direttore dell’Azienda USL Area vasta Toscana Nord Ovest.
Non hanno potuto partecipare il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e il Presidente dell’Onig (Osservatorio nazionale identità di genere) Paolo Valerio; entrambi però hanno mandato lettere istituzionali di supporto e congratulazioni.
Abbiamo rivolto alcune domande a Regina Satariano, responsabile del Consultorio.

Buongiorno Regina, come è cominiciata l’avventura del Consultorio?
E’ nata dall’esperienza del consultorio di Bologna, il MIT (Movimento Identità Transgender), la prima associazione transessuale fondata in Italia, con cui già collaboravo già anni fa quando era Presidente Marcella Di Folco. Vedendo il loro operato, fui stimolata a far si che nascesse qualcosa di simile anche qui in Toscana e posso dire, ad oggi, che abbiamo realizzato tanto, sulla sua scia.

Siete quindi soddisfatti di questi 10 anni di attività.
Si. Per noi, la cosa principale è la soddisfazione degli utenti. Stiamo facendo un ottimo lavoro e ogni anno abbiamo modo di vedere che i frutti raccolti sono forti. Il documentario, racconta appunto tutto quanto è stato fatto finora, prendendo in analisi in particolare la storia di alcune persone che hanno fatto il percorso di transizione, con tutte le problematiche relative, arrivando a condurre oggi una vita normale, perfettamente integrati nella società sia a livello sociale che lavorativo; così come deve essere.

Il supporto del Consultorio in che cosa consiste esattamente?
Forniamo supporto psicologico e fisiologico, oltre che legale e pratico della vita di tutti i giorni, a tutte le persone che vogliono intraprendere il percorso di transizione, fino ad arrivare magari all’operazione di cambio di sesso vera e propria. Diamo anche supporto e consigli ai genitori dei ragazzi che intraprendono questa fase, perchè in alcuni casi si tratta di adolescenti.

Quale è il miglior traguardo raggiunto ad oggi?
Sicuramente è vedere riconosciuto il proprio lavoro sia a livello nazionale che internazionale. Anche l’Unione Europea ci ha contattato per esportare il modello del nostro Consultorio nei paesi dell’est. E’ gratificamente vedere che il mondo delle Pari Opportunità ci riconosce come la seconda struttura più importante in Italia, dopo il Mit. Siamo chiamati spesso a presenziare ad iniziative ed eventi e questo è un grande traguardo per noi.

Quali sono i vostri prossimi obiettivi?
Il primo, è far si che ogni anno il progetto venga confermato dalla Regione Toscana e finanziato adeguatamente. Siamo una realtà che necessita di assistenza, visto il delicato lavoro che svolgiamo.
Poi, stiamo già lavorando alla creazione di un Polo, che comprenda tre centri (uno al nord, uno al centro ed uno al sud) che operino in sinergia per garantire l’assistenza necessaria ai nostri assistiti. Mi riferisco, oltre che al supporto psicologico e legale, anche a quello dell’intervento chirurgico: ad oggi siamo arrivati ad operare 24 persone all’anno, ma ce ne sono migliaia in attesa di essere operate; poterlo fare sul nostro territorio, affidati ad una equipe di esperti che fa sempre questo tipo di interventi, rispetto a chi magari lo fa solo una volta all’anno, fa si che si crei una rete di fiducia tra operatori e assistiti, perchè i primi hanno maturato l’esperienza e i secondi vivono il momento con meno disagio.